Una scrittrice Ambasciatrice nella terra di Ludwig. #ItalianiOvunque

valigi

Non vorrei che qualcuno pensasse che questo mio blog sia solo un luogo dove trovare informazioni utili per gli scrittori Indie. Non è così. Io qui scrivo cose che, diversamente, racconterei agli amici durante un incontro, magari a una cena o davanti a un caffè di prima mattina. Mi mancano un po’ quei contatti umani, così densi e unici, e il web non aiuta di certo. Ma come, direte voi, prima ci parli di quanto il web sia utile e poi ci dici che non aiuta? E cosa c’entra questo? Nulla è paragonabile al confronto diretto, allo scambio in prima persona di esperienze, di vita, di sé. E questo lo si nota ancora di più quando si è lontani da casa, dai propri affetti, dalla propria quotidianità, che non è mai così banale quando la si è perduta.

Da espatriata – oggi non si dice più emigrata, ma espatriata – riesco a guardare a ciò che riguarda l’Italia con un occhio diverso, non più coinvolta dalle beghe sociali e politiche, quindi più obbiettivo. E ne abbiamo di cose che non vanno, enormi, mastodontiche… sarebbe così semplice porvi rimedio se solo imparassimo l’arte dell’umiltà e ritrovassimo quel coraggio che, un tempo, ci ha spinti a fare rivoluzioni che hanno cambiato la storia. Ma da qui, da una terra diversa per cultura, colore, calore, ambiente, passioni, è proprio questo che mi porto dietro, come bagaglio personale: cultura, colore, calore, ambiente e passioni. E come me, ne sono certa, fanno tanti italiani nel mondo. La parte buona della nostra italianità, è questo che ci portiamo dietro e che ci tiene ancorati alle nostre tradizioni, perché non è vero che sono obsolete, superate in questo mondo ormai globalizzato. Le nostre radici, così forti e caratterizzanti, fanno la differenza, ed è quello che gli altri amano di noi e che ci invidiano.

bagagli

Ultimamente è nata un’iniziativa, per desiderio e impegno di una cara amica che vive ormai da anni a Barcellona. Patrizia La Daga, giornalista, scrittrice e blogger, assieme ad altri “compagni di viaggio”, ha creato “ItalianiOvunque”, un sito internazionale di eccellenza che vuole raccogliere le storie degli italiani espatriati, le loro esperienze, il loro particolare e privilegiato punto di vista sui luoghi in cui si sono trasferiti. Ma non solo. Vuole anche portare i sapori della nostra terra là dove non si trovano, quei prodotti così abituali per noi e così preziosi alla nostra memoria ora che, lontani da casa, pare quasi un’impresa trovarli.

Un sito che è un viaggio nel viaggio. Viaggio fisico, quasi una sorta di guida turistica di luoghi conosciuti e meno noti, e viaggio nella memoria, quella legata ai profumi e ai sapori, che è quella che più ci appartiene e che ci lega ai ricordi dell’Italia. Il nostro “Buono”, la nostra eccellenza. Ce ne sono tante altre di cose eccellenti importanti, forti, ricche: la cultura, l’arte, la creatività, la capacità di adattamento, la passione, l’ottimismo, caratteristiche e sapienze che ci portiamo dentro col DNA e che ci rendono riconoscibili ovunque. Per questo io sono fiera di essere italiana, non perché la mia terra sia la migliore o perché offra le migliori opportunità, ma per ciò che di intrinseco e inalienabile c’è in ognuno di noi.

Come “Ambasciatrice” per Italiani Ovunque qui, in Baviera, ho scritto il mio primo articolo di presentazione, la mia introduzione al luogo in cui mi sono trasferita. Che il viaggio abbia inizio, dunque.

Germania, una scrittrice a Passau, la città dei tre fiumi

La prima volta che sono venuta in Germania era l’agosto del 2014. Mia sorella e il suo compagno vivevano qui da un anno e avevano aperto un ristorante, ed io volevo approfittare dell’occasione per capire un po’ meglio questa nazione e questo popolo. [Continua a leggere… ]

Questo non è un luogo comune

mondolibroLe intemperie della vita fortificano. Che luogo comune e che grande cazzata. Le intemperie della vita prima di tutto fanno un gran male e, diciamoci la verità, ne faremmo tutti volentieri a meno. Anche questo però è un luogo comune. Sarà mica che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo a sbrodolare ovvietà senza costrutto giusto per riempirci la bocca e sentirci molto saggi?

Mi rendo conto che da questo loop non si esce facilmente. Il rischio di esplicitare modi di dire triti e ritriti man mano che scrivo è enorme, e allora forse è il caso che mi fermi qui. In realtà questa mia riflessione nasce da un incontro fortuito e fortunato sul web con Pippo Russo e alcuni estratti del suo ultimo libro, L’importo della ferita e altre storie. Io non voglio essere una di quelle scrittrici che, pur di sommare parole su parole, infilza stereotipi su spiedini di banalità e li serve sul piatto d’argento del bestseller del momento al pubblico e ignaro lettore. Pippo potrebbe dire:”Non scrivere!” Ma qualcuno deve pur farlo, rispondo io, e magari la differenza potrebbe farla la qualità. Che se poi ci scappa un modo di dire, in tal caso si può anche perdonare, come si perdona il bello perchè tale e non costruito dalle abili mani di un chirurgo. Perdonare il bello? Sì, perchè non lo sapevate che oggi “bello” è sinonimo di peccaminoso?

Ne leggo di belle storie, scritte bene, con arte, con talento, che spesso restano lì ad ammuffire sugli scaffali o chiuse nei cassetti che tanto nessuno avrà l’ardire di pubblicarle. E poi alla cassa delle librerie la gente fa la fila per acquistare l’ultimo “scemario” del vip di turno (lo scrivo minuscolo di proposito). Io invece, come una scema romantica, mi emoziono ancora se una signora, a uno stand di un porto qualunque, in un luogo qualunque, mi avvicina e mi dice: “I suoi libri sono adatti a mia figlia? Ha 13 anni e ama tanto leggere.” Ecco, questo per me non è un luogo comune, è un luogo eccezionale.

firmare autografi

MySelf racconta di donne. Nel numero di marzo anche di me.

intervista

La rivista è di quelle “importanti”, MySelf, del gruppo Condè Nast, quello che pubblica Vogue e Vanity Fair per intenderci. Elisabetta Ambrosi mi ha contattata perché voleva raccontare una realtà che vede come protagoniste le donne che scrivono. Si parla di selfpublishing ma, sopratutto, della voglia di comunicare e di avere successo nel difficile mondo dell’editoria.

intervista2Un fenomeno che ha preso molto piede negli USA e nei paesi anglosassoni ma che da noi incontra ancora qualche resistenza, se non altro perché di difficile interpretazione da parte dei lettori. Le case editrici invece, molto attente a ciò che avviene nel web, se ne stanno accorgendo. E accade anche che una scrittrice possa essere contattata e pubblicata in modo tradizionale. E’ quello che è accaduto a me, è quello che ho raccontato. I dettagli li troverete sfogliando MySelf di marzo. In tutte le edicole.

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