Come promuovere il tuo libro? Scrittori fuori dalla rete.

Immagine presa da Finzioni Magazine

Immagine presa da Finzioni Magazine

Quello che facciamo ogni giorno, senza neanche porci il problema se ciò è utile o meno a noi o a chi ci legge (se ci legge), è essere presenti sui social. Fioriscono come i fiori a primavera gruppi e community che parlano di tutto e del suo contrario ma che, alla fine, condensano in bacheche affollate la smania individuale di essere visibili. Per combattere la paura dell’anonimato. E questo vale per tutti, qualunque sia l’occupazione, la competenza, l’ambizione.

Per gli scrittori poi il capitolo potrebbe essere infinito, perché si sa, gli scrittori sono, oltretutto, narcisisti, e il loro bisogno di essere visibili va ben oltre la mera opportunità di esistere in quanto tali, ma si somma al desiderio imprescindibile di essere letti. Altrimenti che scrivono a fare? O meglio, che pubblicano a fare?

Ho esplorato lungamente i social network e ho trovato addirittura community di web e social specialist che raccontano metodologie, escamotage, tecniche di marketing, e lo raccontano facendo marketing per se stessi. Ho chiesto: “Ma c’è qualcuno che ha pensato di specializzarsi sul marketing per scrittori? Secondo me diventerebbe miliardario.” Niente. Silenzio. Perché quando ci si scontra con la necessità di promuovere un sogno e non un prodotto, non è una cosa facile da fare.

I consigli però si sprecano. Apri una pagina su facebook, cinguetta su twitter, scrivi un post al giorno sul tuo blog, no, meglio due a settimana, sii te stesso, cura la tua personal reputation, alimenta la curiosità, rendi interessante ciò che scrivi, stimola all’interazione, usa gli emoticons, rendi accattivanti i tuoi articoli con le immagini, condividi, linka, tagga……..e sono appena all’inizio. È una gran fatica, un lavoro insomma. E pensare che tutto questo gli scrittori devono farlo da soli, perché non ci sono social specialist che vogliono farlo. E oltretutto gli scrittori devono pure: scrivere il proprio libro, lavorare, mangiare, respirare, vivere. Non è divertente, per niente. E non è neppure detto che questo mix di ricette funzioni. Perché basta che i distratti “amici” del web non facciano quelle operazioni ovvie, semplici, naturali legate alla legge della condivisione, che tutto diventa assolutamente INUTILE. Puoi aver scritto l’articolo più bello e interessante del mondo, ma se gli altri si limitano a condividerlo senza neppure leggerlo, senza lasciare un seppur minimo commento sul tuo blog o sito, non hai ottenuto nulla.

Per questo io mi sto creando le mie di regole, di metodologie. Sono tornata all’antico: una decrescita consapevole. E mi diverto anche. Sì, certo, ci sono sui social, ho il mio blog, ma faccio solo ciò che mi piace, e quello che più mi piace fare adesso è incontrare la gente. E scrivere. E allora arrivano le idee, che di innovativo hanno solo il fatto che quasi nessuno le mette più in pratica. Il teatro in libreria per esempio. Ecco, io sto organizzando una piccola piéce teatrale che conterrà il mio libro e quello di un altro scrittore. E avremo un musicista che ci farà la colonna sonora. Come una volta al cinema, quando c’erano i film in bianco e nero, pure muti, col pianista da un lato che suonava.

E poi lo spettacolo andrà in tournée magari, magari nei pub, magari sulla spiaggia d’estate. Tiriamo fuori i nostri libri dalla rete e li facciamo diventare rete di individui reali, in carne ed ossa. E torniamo ad essere individui anche noi. Che è più bello, secondo me.