Due interviste molto #social

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Io considero le interviste molto seriamente. Nel senso che se qualcuno si prende la briga di farmi domande è perché, penso io, gli interessa ciò che ho da dire. A volte ricevo le domande in anticipo, quindi mi prendo il tempo per riflettere attentamente sulle risposte da dare. Altre volte non so proprio come risponderò, e qui entrano in gioco l’istinto e la consapevolezza. Il 29 settembre mi hanno fatto un’intervista particolarissima: una tweet-intervista. Il blog @CasaLettori mi ha tenuta “incollata” per due ore su twitter per rispondere, 140 caratteri per volta, alle sue domande molto acute e pertinenti sui miei libri e altre faccende ad essi collegate. Straordinario! Sono allenata a cinguettare, partecipo spesso ai “giochi” di TwLetteratura, ma in questo caso sono stata “costretta” a parlare di me. Sembra facile… Ne è nato un tweetbook (come sbagliarsi!) che raccoglie proprio tutta la tweet-intervista. Beh, rileggerla mi ha fatto scoprire davvero molte cose di me di cui non ero certa… Il tweetbook potete scaricarlo qui.

tweetbook

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi ci sono le interviste più classiche, che di classico non hanno nulla. Nel senso che sì, ci sono le domande (e si può riflettere sulle risposte), c’è la biografia e c’è la testata giornalistica. Ma essere intervistati da una giornalista che è anche scrittrice è diverso, l’attenzione che mi ha riservato è stata diversa, la cura con cui ha parlato dei miei libri è stata diversa. C’è stata profondità, le domande non sono state buttate lì a casaccio. Ho percepito il reale interesse di Flaminia P. Mancinelli e ho cercato di renderle onore. L’intervista è uscita su L’Indro il 3 ottobre e potete leggerla qui

Indro.

Adotta una Casa Editrice: questa settimana DuDag

Lorenzo Baravalle

Lorenzo Baravalle

Questa settimana, per Adotta una casa editrice, voglio parlare di DuDag. Qui le mie motivazioni per l’adozione sono anche personali, visto che ho pubblicato un mio libro con loro. A voi i commenti.

CARTA D’IDENTITÀ
Nome: DuDag                                             Schermata-2014-04-15-alle-1 copia

Nascita: ufficialmente anno 2012

Sede: sede legale Aosta

Pubblicazioni: Narrativa, poesie, libri per bambini, saggi, guide e manuali

Distribuzione: online

La prima volta che ho sentito parlare di DuDag è stato grazie a un articolo dell’amica Patrizia La Daga sul suo blog, LeUltime20 (potete leggerlo qui). In realtà lo lessi e incamerai le informazioni, poi non ci pensai più. Era il periodo in cui la Fornero definì i nostri giovani dei bamboccioni e mi colpì con piacere il fatto che dei ragazzi (Lorenzo Baravalle, ideatore di DuDag, nel 2012 era 22enne) non amassero affatto stare con le mani in mano, anzi. Successivamente, chiacchierando in rete con le amiche e gli amici di Svolgimento, blog superseguito in rete del collettivo Tutta colpa della maestra (io amo definirli collettivo, ma loro potrebbero farsi saltare la mosca al naso…), è di nuovo saltato fuori il nome di questa casa editrice. Stavo decidendo cosa fare del mio ultimo romanzo e, su loro suggerimento, li ho contattati e ho inviato il mio manoscritto.

Cos’ha di particolare DuDag? Sono digitali, e questo è un punto di forza ma anche di debolezza, se si pensa a quei lettori che sono irrimediabilmente legati alla carta. E sono social. Lo sono in maniera esponenziale e lo sanno fare, proprio perché giovani (forse) e proprio perché sfruttano al meglio tutto il potenziale che l’era digitale è in grado di offrire.
Qualcuno potrebbe obbiettare che vendono i libri tutti a € 1 e che quindi somigliano molto a una piattaforma di distribuzione. Beh, direi proprio di no. Per prima cosa loro leggono i manoscritti che ricevono e… fanno una scelta. Poi fanno l’editing (leggero, ma lo fanno). Poi convertono i manoscritti in tre formati. Poi fanno promozione. E cosa dovrebbe fare una casa editrice? Il prezzo dei libri è social, come loro, molto vicino ai lettori e alle loro tasche. Ma la cosa più interessante è che coinvolgono gli autori nelle loro iniziative promozionali. Li coinvolgono, non li lasciano soli.

Nel maggio 2012 avevano pubblicato solo sei titoli, e due di questi sono stati finalisti** al Premio Calvino (però, hanno la vista lunga!). Ora sono di più, ovviamente, ma non c’è ressa, non c’è un “mappazzone” di libri difficile da gestire. Pubblicano esordienti e emergenti, e si sa, c’è bisogno di tempo per farli conoscere e apprezzare dal pubblico.

Insomma, DuDag mi piace. E poi hanno un logo accattivante, hanno inventato il DuDy (leggete qui di cosa si tratta) e hanno pubblicato “Quella volta che sono morta”, il mio terzo romanzo. Ah! E sono veloci nelle risposte, che per un autore è davvero tanto.

**Simona Garbarini – Pier Paolo Fiorini

 

Voglio vendere più delle 50 sfumature…

Immagine presa da qui

Immagine presa da qui

Ecco, questo è quanto ogni autore, oggi, si ripropone. Perché diciamolo chiaramente, quei numeri lì fanno gola. A tutti. Pure ai fuffologi propinati dalle grandi CE. Passa addirittura in secondo piano la qualità dello scritto perché l’importante è vendere. Noi scrittori ce lo diciamo, ce lo ripetiamo che no, l’importante è essere letti e scrivere bene, non necessariamente in quest’ordine, che abbiamo la nostra “nicchia” di seguaci, che quei numeri lì sono gonfiati. La realtà è che rosichiamo da matti. Cos’ha quel libro (e altri simili) che il nostro non ha? Ma poi, l’avete letto? Io ci ho pensato, ho messo per un momento da parte la mia filosofia da intellettuale a tutti i costi, e ho deciso che “Voglio vendere più delle 50 sfumature.” E punto. Quindi devo imparare strategie di marketing. Ora, chi di voi non è assalito quotidianamente o quasi da pseudo insegnanti che propinano via email i loro “manuali di marketing”, le loro “strategie di comunicazione”, i loro “corsi online per aumentare la visibilità”? Tutti, più o meno. Basta che anche solo una volta ti vai a visitare un loro sito, così, per curiosità, e la frittata è fatta. Secondo me c’è un virus che si propaga per cui tutti, ma proprio tutti i santoni del marketing sanno che tu, proprio tu, sei papabile.

Io mi sono rotta le scatole di questa ulteriore fuffa. Io gli insegnanti li voglio guardare in faccia, come a scuola, e voglio poter alzare la mano e chiedere per avere risposte, e voglio spremerli come limoni per sentire che sapore ha la lezione che mi stanno passando. E voglio che siano i migliori. Sono disposta pure a pagare per starli a sentire, per capire, imparare. Voglio che mi dicano quali sono le parole chiave per essere prima sui motori di ricerca, voglio che mi spieghino come far arrivare 10.000 fan sulla mia pagina senza fare spamming molesto, voglio che mi svelino i segreti di Amazon, voglio tutto. A scrivere un libro di qualità ci penso io, loro devono darmi tutto il resto. Dicono che se uno scrittore crede davvero in sé stesso deve investire. Se non lo fa lui perché mai un lettore dovrebbe spendere anche solo € 1,00 per comprare il suo libro? Allora, dopo averlo confezionato per bene questo testo, dopo averlo fatto passare dalle forche caudine di un correttore di bozze, di un editor, magari anche di un grafico, dopo averlo fatto leggere a degli esperti che esprimeranno la loro opinione (e tutto questo ha un costo, ma è giusto che sia così, il lavoro si deve pagare), dopo aver fatto insomma tutto questo caspita di lavoro, mi spiegate perché mai il libro non volete farlo circolare? Non rompendo le scatole a parenti e amici che non ne possono più di ciò che scriviamo e che potrebbero disconoscere anche le parentele pur di evitare le nostre molestie. Farlo circolare sul serio, vendere talmente tante copie che, a quel punto, potremo davvero VIVERE DI SCRITTURA. Io mi sono prefissata questo obbiettivo per il 2014 e comincerò il 7 febbraio a metterlo in pratica. Non è mai successo che i maggiori esperti di social si riunissero tutti insieme, in uno stesso luogo e giorno, per fare una lectio magistralis di tale portata. A Roma, il 7 e 8 febbraio, accadrà, e io non mancherò. E il 31 dicembre farò pernacchie alla signora James.