Mi sono innamorata di te perché…

Ogni tanto dai social network o, più in generale, dal web, emergono ricordi, post scritti in momenti particolari e poi dimenticati. Proprio vero che “internet conserva tutto”… Che poi, a pensarci bene, non si tratta di dimenticare ciò che si scrive o che si fa in un dato momento. Si tratta semplicemente del fatto che c’è un tempo per ogni cosa, anche per ciò che si prova, e ci sono cassetti in cui conservare certi sentimenti che possono essere aperti al bisogno, per sorridere o emozionarsi ancora. La memoria ha questo potere straordinario di smussare gli angoli ai ricordi, così che anche i dolori appaiano sfocati, meno pungenti, quasi belli e le gioie spiccano come colori al neon nella nebbia.

Tre anni fa partecipai a un contest letterario organizzato da un blog amico, “Svolgimento – Tutta colpa della maestra”. Un blog molto bello dove i temi venivano svolti dai partecipanti proprio come a scuola: la maestra dava il titolo e gli alunni dovevano scrivere entro un dato tempo a disposizione. In occasione della festa di San Valentino il titolo proposto fu “Mi sono innamorato di te perché…” ed io scrissi il breve raccontino che vi ripropongo qui, per non perderlo più, e che potete trovare anche qui nel blog ospite, più che altro per leggere gli interessanti commenti a pié pagina.

E ora, miei cari, un po’ d’amore targato Cetta, per gradire.

Parlavi in modo strano, diverso dagli altri. Tu non gesticolavi, lo faceva la tua voce. Si spostava nell’aria, ondeggiante, come una musica mai sentita prima, e mi sono accorta, ormai troppo tardi, che il mio corpo ne seguiva il ritmo. Mi sono innamorata di te prima ancora di rendermene conto, prima di accorgermi che i tuoi occhi erano grandi per effetto delle lenti da vista, prima di toccare la tua pelle liscia e glabra, prima di percepire ciò che celava la tua mente, il tuo cuore. Mi sono innamorata di pancia, aggrappata a quel calore viscerale che saliva fino al petto ogni volta che annusavo la tua presenza. Mi sono innamorata d’estate, quando il giorno pare infinito e la notte ne rilascia il profumo, e tutto quel tempo amplificato è cassa di risonanza, è melodia, è sapore di aria e vita.

Mi sono innamorata di te perché tu eri la mia stagione più bella.

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#SalTo14 ovvero il Salone del libro di Torino secondo me

salone

Il Salone del libro di Torino dicono vada commentato a mente fredda. Io preferisco farlo a caldo, finché le impressioni sono ancora vive nella mente, tanto certamente dimenticherò qualcosa. Mi perdonerete per questo… Voglio parlarvi di statistiche. Ma no, lo fanno già in tanti, non posso tediarvi con aridi numeri. La sensazione però è stata di meno affollamento (e io sono andata di sabato e domenica). Che la gente sia satura di fiere dell’editoria in cui accadono sempre le stesse cose? O forse l’idea che tutti quei libri li si possano trovare anche nella libreria sotto casa, la crisi galoppante che non invita a spendere per spostarsi, le belle giornate di sole fatte per stare all’aria aperta sono state un deterrente alla partecipazione in massa al Salone?

Io ci sono andata per incontrare degli amici. Alcuni virtuali che, in pochi minuti, sono diventati reali e corposi, altri che non incontravo da un po’ e coi quali avevo voglia di far festa. E quale migliore occasione? Non avevo libri miei da presentare, ma avevo un editore da incontrare, uno giovane e bello che con DuDag sta facendo faville. Lui ha pubblicato il mio ultimo romanzo (Quella volta che sono morta) e, come minimo, gli dovevo un abbraccio. Quindi vi presento lui, Lorenzo Baravalle in persona, il signor DuDag.

dudag

Poi volevo incontrare le amiche e gli amici di Svolgimento, che spesso ospitano i miei scritti deliranti sul loro blog. Anna Wood, Roberta Lepri, Gianluca Meis non hanno disatteso le mie aspettative: sono proprio come li immaginavo, luminosi.

L’incontro col nutritissimo gruppo di Twitteratura (ora TwLetteratura) è stato un felice ritorno. Ci ho scritto un articolo intero che potrete leggere su Art a part of cult(ure) molto presto. Sapete cosa penso del fatto che in Italia si legge poco e si scrive troppo. Ecco, con TwLetteratura si stimola la lettura in modo social, divertente ma non dissacrante, e i progetti passati, in corso e futuri ne sono la dimostrazione.

twitteratura

Ho incontrato amici scrittori che desideravo conoscere di persona (Piersandro Pallavicini e Loredana Lipperini) e che conoscevo già (Stefano Sgambati) e ci siamo selfiezzati alla grande. Ecco, credo che questo sia stato il Salone dei selfie, per quanto questa pratica sia osteggiata e criticata dai più. Gli autoscatti hanno vinto su tutto.

piersandro

 

loredanalipperini

stefanosgambati

 

Ma è stato anche il Salone della cucina, dei cuochi, dei libri dei cuochi, dei prodotti per i cuochi che cucinano, insomma, un tripudio di cose mangerecce. La cucina italiana si sa, è cultura, ma suvvia… non stiamo esagerando un pochino? E detto da me, che pastrocchio tra i fornelli dalla mattina alla sera, significa che ce n’era davvero troppa di cultura culinaria. Credo che quasi ogni editore presente avesse almeno un libro di ricette in catalogo. Evidentemente il concetto di “essere divoratori di libri” passa prima dallo stomaco.

cuochi

C’era anche “er cuppolone”, un grande monolite di libri, che troneggiava nel bel mezzo del Salone a ricordarci che il tema di quest’anno era il BENE. E quindi era un bene esporre millemila titoli di libri scritti da Papa Francesco, su Papa Francesco, con Papa Francesco, per Papa Francesco. Un trend fortissimo che avrà sicuramente portato BENE alle casse degli editori che esponevano. Ma forse non era quello il concetto di bene che doveva passare. Bene sarebbe se la cultura tornasse davvero a farla da padrona tra le parole scritte e quelle dette, se le scelte editoriali fossero davvero tutte votate alla qualità e non solo al portafogli (che poi non è detto, alla lunga la qualità paga sempre…), se si desse più fiducia ai lettori (quei pochi che restano) e non si cercasse sempre di attirarli con “fascette” roboanti che inneggiano al nulla o con offerte che trasformano il libro in un gadget d’autore. Gli autori. Non erano tanti, o meglio, a parte i soliti noti celebrati da file inimmaginabili fuori dagli auditorium, gli autori veri, quelli che vorremmo leggere più spesso perché meritano, erano un po’ defilati. Alcuni erano quelli incontrati da me, altri…

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In ogni caso sono stati due giorni fantastici per me. Ho incontrato di nuovo Gaia Conventi (Giramenti) e Mario Borghi (Stranoforte) che racconteranno la loro a modo loro, specie sulle EAP presenti, ne sono certa. Ecco, questa è stata l’ennesima delusione: ancora troppe EAP a una fiera del libro. Mi direte che anche loro vendono libri. Certo, li vendono ai loro incauti autori e agli incauti lettori che alimentano le false speranze dei suddetti autori, e basta. Perché non si aprono un chiosco a Fregene?

Ho incontrato di nuovo Giovanni Dalla Bona (Imparafacile/LibriamoTutti) e gli amici di Miraggi Edizioni (a proposito, loro un chiosco lo aprono davvero, ma non sono EAP, solo pastrocchiano in cucina, come me). Ho vissuto per una notte la Torino da bere (mica c’è solo Milano…) e ho fatto il pieno di emozioni. Tante per contenerle tutte. Forse ci scriverò un libro.

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Adotta una Casa Editrice: questa settimana DuDag

Lorenzo Baravalle

Lorenzo Baravalle

Questa settimana, per Adotta una casa editrice, voglio parlare di DuDag. Qui le mie motivazioni per l’adozione sono anche personali, visto che ho pubblicato un mio libro con loro. A voi i commenti.

CARTA D’IDENTITÀ
Nome: DuDag                                             Schermata-2014-04-15-alle-1 copia

Nascita: ufficialmente anno 2012

Sede: sede legale Aosta

Pubblicazioni: Narrativa, poesie, libri per bambini, saggi, guide e manuali

Distribuzione: online

La prima volta che ho sentito parlare di DuDag è stato grazie a un articolo dell’amica Patrizia La Daga sul suo blog, LeUltime20 (potete leggerlo qui). In realtà lo lessi e incamerai le informazioni, poi non ci pensai più. Era il periodo in cui la Fornero definì i nostri giovani dei bamboccioni e mi colpì con piacere il fatto che dei ragazzi (Lorenzo Baravalle, ideatore di DuDag, nel 2012 era 22enne) non amassero affatto stare con le mani in mano, anzi. Successivamente, chiacchierando in rete con le amiche e gli amici di Svolgimento, blog superseguito in rete del collettivo Tutta colpa della maestra (io amo definirli collettivo, ma loro potrebbero farsi saltare la mosca al naso…), è di nuovo saltato fuori il nome di questa casa editrice. Stavo decidendo cosa fare del mio ultimo romanzo e, su loro suggerimento, li ho contattati e ho inviato il mio manoscritto.

Cos’ha di particolare DuDag? Sono digitali, e questo è un punto di forza ma anche di debolezza, se si pensa a quei lettori che sono irrimediabilmente legati alla carta. E sono social. Lo sono in maniera esponenziale e lo sanno fare, proprio perché giovani (forse) e proprio perché sfruttano al meglio tutto il potenziale che l’era digitale è in grado di offrire.
Qualcuno potrebbe obbiettare che vendono i libri tutti a € 1 e che quindi somigliano molto a una piattaforma di distribuzione. Beh, direi proprio di no. Per prima cosa loro leggono i manoscritti che ricevono e… fanno una scelta. Poi fanno l’editing (leggero, ma lo fanno). Poi convertono i manoscritti in tre formati. Poi fanno promozione. E cosa dovrebbe fare una casa editrice? Il prezzo dei libri è social, come loro, molto vicino ai lettori e alle loro tasche. Ma la cosa più interessante è che coinvolgono gli autori nelle loro iniziative promozionali. Li coinvolgono, non li lasciano soli.

Nel maggio 2012 avevano pubblicato solo sei titoli, e due di questi sono stati finalisti** al Premio Calvino (però, hanno la vista lunga!). Ora sono di più, ovviamente, ma non c’è ressa, non c’è un “mappazzone” di libri difficile da gestire. Pubblicano esordienti e emergenti, e si sa, c’è bisogno di tempo per farli conoscere e apprezzare dal pubblico.

Insomma, DuDag mi piace. E poi hanno un logo accattivante, hanno inventato il DuDy (leggete qui di cosa si tratta) e hanno pubblicato “Quella volta che sono morta”, il mio terzo romanzo. Ah! E sono veloci nelle risposte, che per un autore è davvero tanto.

**Simona Garbarini – Pier Paolo Fiorini