Cetteide – Il ritorno #2

Immagine presa da qui

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Con mia madre gli orari sono importanti. Il tempo è inesorabilmente scandito dalle sue medicine. Non che stia male, ma neppure è in perfetta forma. Lei però, se qualcuno glielo chiede, dice sempre che sta benissimo. Sono così le mamme. Quindi la colazione si fa quindici minuti dopo la pasticca per la pressione e i pasti principali seguono il ritmo cadenzato dei controlli glicemici. Nel mezzo c’è tutto il resto, comprese le soap opera e il sonnellino pomeridiano. E pure ritrovare quei gesti dell’infanzia, tempi lontani ormai…

Lei prepara il pranzo per noi due e io apparecchio la tavola, funziona così, da sempre. E ancora oggi, di due fette di carne alla griglia, la più grande è per me “che tu devi crescere”. Devo crescere? Ma sì, forse ha ragione lei. E poi ci sono i capelli da mettere a posto, coi bigodini, quelli elettrici (esistono ancora, almeno a casa sua). E allora io figlia mi prendo cura di lei, la faccio bella, più di quello che è.

Poi ci sono le chiacchiere notturne, quelle del tempo lento, quando il sonno tarda ad arrivare. L’ho ereditata da lei questa abitudine, che pure con mia figlia i discorsi più belli si fanno di notte. E parla mia madre, parla, parla, e con la sua voce mi culla e mi accompagna nel sogno. E non mi stupirei, se potessi vedere attraverso le palpebre abbassate, di sorprenderla a coprirmi col lenzuolo perché non abbia freddo e a darmi un bacio sulla fronte. Sono così le mamme, mamme per sempre.

Passato, presente, futuro

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Prendersi il proprio tempo a volte è un lusso, altre volte un privilegio, altre ancora un dovere. E lo devi fare, perché il tempo passa, e non è che poi lo trovi al supermercato della vita. Tanto meno al discount della crisi, quella dell’età di mezzo, che ti coglie alla sprovvista, spesso impreparata. Perché tu sei rimasta là, ferma agli anni a colori, e non ci stai ad accettare che esistono anche le sfumature. Per te tutto è ancora brillante.

Il tempo che hai è quello che ti è dato in dote alla nascita, e devi fartelo bastare, lo devi dosare, saperlo usare. Non lo puoi sprecare, che non ne avrai neppure in prestito. È l’unico patrimonio che non si può ricostituire, neppure con un colpo di fortuna. E non puoi incolpare il fisco, l’economia in crisi, il mal governo se ti sei impoverita. La responsabilità è solo tua.

Io non ho fatto altro che correre, in passato. Inconsapevolmente cercavo di guadagnare istanti, immagazzinarli, farne scorta per i momenti di magra. Dormivo pochissimo. Farlo per me era come rubare a me stessa, quindi mi avvantaggiavo sul mattino. Ho cominciato a rallentare coi miei figli. A loro ho regalato attimi per me preziosi e irripetibili e ho fatto, in cambio, scorta di amore. Ecco, quello è tempo ben speso. Ora rallento ancora, è inevitabile. Non lo controllo più il mio tempo. A volte mi sveglio la mattina e mi accorgo che un giorno è già passato, ho un giorno in meno da godere. Però la sera è dolce addormentarmi sapendo che ogni ora, ogni singolo istante, sono bene impressi nel cuore e nella mente. È questo il godimento della vita. Prendersi il proprio tempo e non dimenticarlo. Perché ne è valsa la pena.