#SalTo14 il mio articolo su #twitteratura da Art a part of Cult(ure)

Al Salone del libro sono andata come inviata per Art a part of Cult(ure). E per loro ho scritto un articolo tutto su #Twitteratura (come già anticipato qui).

Questo è quanto.

Da #twitteraturaA #twletteratura! Una sperimentazione che diventa progetto

Tutto è cominciato due anni fa, quando tre persone “poco raccomandabili” si sono ritrovate nelle Langhe piemontesi e, davanti a un bicchiere di vino, hanno partorito l’idea di portare i libri classici italiani su twitter. I tre erano (e sono ancora) Pierluigi Vaccaneo (Fondazione Cesare Pavese), Edoardo Montenegro e Paolo Costa, e hanno pensato bene di cominciare l’avventura di twitteratura ovviamente con Cesare Pavese e con La luna e i falò. (continua a leggere…)

twitteratura

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A scuola di #futuro

il futuro

Certe cose vanno scritte a mente fredda, quando le ore passate creano quel distacco necessario a vedere tutto con lucida obbiettività. E obbiettivamente la due giorni romana di “Caro futuro ti scrivo” è stata un successo. Un’esperienza talmente densa che farne un asettico abstract sarebbe come farsi raccontare un film dalle quattro righe di recensione di un quotidiano. Ma che caspita, da scrittrice riuscirò a trasmettere qualcosa di più, o no? Ci provo.

L’attesa può essere lentissima o velocissima, una moviola che ciascuno fa andare a piacimento. Io mi sono occupata della parte organizzativa dell’evento, e la mia attesa è stata quella di chi ha davanti a sé tutti i tasselli del puzzle e aspetta l’ora X affinché il disegno, per magia, si componga. Come sempre. Ogni evento che ho organizzato nella mia vita, che fosse il convegno medico internazionale o la presentazione dell’Aprilia Dorsoduro, lo spettacolo teatrale o la presentazione di un libro, fino a un attimo prima non sapevo mai cosa poteva accadere. Ma io ho i muscoli allenati, so scattare quando serve. E il tempo dell’attesa è stato colmato dagli arrivi alla spicciolata dei relatori, da Londra, da Parigi, dalla Romagna, volti e voci quasi sconosciuti, immagini virtuali che, di colpo, diventavano reali, almeno per me. Per due giorni avrebbero parlato di FUTURO e, nel momento dell’incontro, ho avuto la sensazione tangibile che il futuro fosse davvero molto PRESENTE.

attesa

DAY ONE – Prima di tutto si è fatta filosofia. Mauro Sandrini, chief della SelfPublishing School, committente, pensatore, ideatore dell’evento, ha condotto e orchestrato un’affollata conferenza al Caffè Letterario, con due ospiti d’eccezione: Carlo Infante e Gino Roncaglia. Ora, per chi non sapesse di cosa si occupano i signori suddetti, ne può trovare notizia qui per Carlo e qui per Gino, ma averli entrambi lì, vi assicuro, è stato un bel vedere e sentire. Il titolo della conferenza era “Scrivere per lavorare, lavorare per vivere” e le tematiche affrontate sono state molte, tutte volte ad analizzare il mestiere della scrittura, ciò che era e ciò che probabilmente sarà. Interessante scoprire che il primo blog concepito come lo vediamo oggi (blog è l’acronimo di web-log, un diario virtuale, in pratica) non è stato americano ma, per una volta, italiano, e che risale alla fine degli anni ’90, dopo la codifica del software fatta da Dave Winer. Ma prima del blog, che permette a chiunque di scrivere di qualunque cosa, c’erano i giornali, le riviste, persino i volantini (Carlo Infante ci ha raccontato delle sue esperienze ai tempi di Lotta Continua), e ogni ambito richiedeva (e richiede) una scrittura diversa, una diversa forma di comunicazione. La scrittura agisce, collaborativa, creativa, trasversale. Ed ecco che diventa social, con l’utilizzo di twitter e dei social reading, ma anche qualcosa in più. Molte sono ormai le testate giornalistiche che si avvalgono di blogger per fare informazione (Huffington Post, Il Fatto Quotidiano) e che, pur con tutte le polemiche che nascono per le “collaborazioni gratuite” (il lavoro si paga…), sono una palestra straordinaria per chi vuol scrivere per mestiere e consentono di acquisire un pubblico diversamente impossibile da raggiungere. L’invito di Gino Roncaglia è stato lo slogan di “Caro futuro ti scrivo”: Non si vive di scrittura se non si vive di lettura. Perché le statistiche sui lettori italiani sono davvero indecenti, ma quelle sugli scrittori fanno accapponare la pelle.

Carlo Infante, Mauro Sandrini, Gino Roncaglia

Carlo Infante, Mauro Sandrini, Gino Roncaglia

La festa è il momento dell’aggregazione, e a Caro futuro la festa si fa prima del workshop, perché in questo modo ci si conosce fuori dagli schemi, si fa comunella, si creano le amicizie, magari. Dopo la conferenza siamo andati allo “Spazio Informale”, un luogo ricco di fascino in via dei Cerchi, nel cuore della Roma antica, davanti al Circo Massimo. Oltre duecento persone si sono date appuntamento, invitate da Cronache Letterarie e dalla splendida padrona di casa Tiziana Zita, per parlare di libri, scambiarsi libri, raccontarsi, raccontare, mangiare, bere, ascoltare musica. Volti noti, meno noti, sconosciuti, poco importa. Importante è stata la passione che accomunava tutti: i libri.

La festa di Cronache Letterarie

La festa di Cronache Letterarie – In primo piano il regista Gerardo Lamattina

Una piccola parentesi dedicata al clima. Roma è stata magnifica nell’accogliere tante persone venute da ogni dove per questa due giorni di eventi. Il sole ci ha accompagnati costantemente. Solo la notte ha lasciato il posto alla pioggia, così, come per lavare bene i sanpietrini.

Una grande parentesi invece è dedicata a Gerardo Lamattina, perché le cose o si fanno alla grande o non mi interessano. Questa due giorni ha avuto un regista straordinario, Gerardo appunto, che ha filmato tutto, ma proprio tutto, compreso il dietro le quinte e la marcia di avvicinamento a Roma. Ne verrà fuori un film che, sono certa, vi appassionerà tutti. Vi informerò quando sarà pronto.

DAY TWO – Il secondo giorno si è lavorato. Il workshop è stata una full immersion nei segreti della scrittura comunicativa. Ma cosa significa? Signori…significa che, per far sì che la mia scrittura divenga un lavoro, devo farmi leggere, devo arrivare al pubblico. E questo non serve solo agli scrittori/narratori, i quali ovviamente hanno bisogno di lettori altrimenti che scrivono a fare? Questo serve anche ai giornalisti, magari free lance, serve ai copywriter oggi che l’idea di pubblicità è così cambiata, serve ai professionisti in ogni ambito che possono con la scrittura divulgare la propria esperienza e trovare committenti. E questo circuito alimenta altre professionalità che possono trovare nuova linfa per il proprio lavoro. Penso ai grafici, ai correttori di bozza, agli editor, ai traduttori. Durante il workshop di Caro futuro ti scrivo noi abbiamo cercato gli strumenti per realizzare il nostro percorso personale. Al mattino abbiamo ascoltato i nostri relatori. Al pomeriggio li abbiamo spremuti come limoni.

carofuturo

Mauro Sandrini ci ha aiutati a capire “cosa” nella nostra storia personale può essere interessante raccontare, perché unica, perché ha un suo pubblico di riferimento, perché interessante. Una frase che ha detto ha fatto breccia in modo particolare nel cuore di molti: “Quando anche hai finito le risorse ma hai un foglio, una penna e le competenze, puoi ricominciare dalla scrittura.” Perché è vero, scrivere non è un mestiere dispendioso, non servono capitali per cominciare. Serve la passione e la competenza, quello sì.  

Elisabetta Ambrosi (Il Fatto Quotidiano, Vanity Fair, etc etc) ci ha spiegato che un giornalista free lance opera una scelta di libertà unica, sicuramente più difficile, ma che ripaga abbondantemente sia in termini remunerativi che di soddisfazione personale. E ci ha detto che anche i blog sulle testate giornalistiche sono utili, anche gratis, perché c’è uno scambio che porta vantaggi a tutti e perché quando nessuno ti conosce hai bisogno di un volano per cominciare. Ci ha raccontato che un giornalista digitale oggi è multimediale e multicanale, utilizza il web per creare e “sta nel flusso” a raccogliere i contenuti e farne un prodotto modulare. In pratica il web e gli eventi real forniscono la materia prima su cui scrivere e il giornalista free lance “costruisce” un pezzo modulare che può essere inviato alle diverse testate per la pubblicazione.

Alessandro Bonaccorsi ci ha raccontato come il suo libro/racconto sull’illustrazione (lui è un illustratore e grafico) gli ha fatto trovare nuovi clienti. Perché? Perché non si tratta di un manuale, ma della sua storia, della sua esperienza tangibile, la narrazione del suo percorso professionale con immagini e piccole lezioni pratiche che rendono la lettura agile anche per chi illustratore non è, ma, magari, può diventare appunto un cliente.  Perché un libro deve contenere un’anima per attrarre, non basta solo il bel vestito. Lui si definisce “Giardiniere dell’immaginario”. Se volete entrare nella sua serra potete leggervi “Illustrazione – L’immaginario per professione”, che non è un saggio, no davvero.

Matteo Pezzi ci ha insegnato a gestire il nostro tempo. Questo è stato forse l’intervento più incredibile. Perché Matteo è giovanissimo, appena ventitreenne, eppure ha una testa che funziona alla grande. Perché lui ha scritto un libricino in cui analizza i “tipi di scrittori” e come questi utilizzano gli strumenti tecnologici facendosi, il più delle volte, fagocitare da loro. Perché ci ha raccontato che spegnere il cellulare non ha ancora ucciso nessuno. E tante altre cose. Se volete ridere, sorridere e darvi le manate sulla fronte trovate queste perle di saggezza in “Scrivi, c’è tempo”.

Luna Margherita Cardilli e Roberto Pasini li voglio raccontare insieme, per diverse ragioni. Primo, perché erano gli “stranieri” del gruppo (nel senso che venivano da Londra e Parigi, ma sono eccellenze italianissime, cervelli in fuga, per capirci). Secondo, perché loro si occupano di due settori importantissimi per chi scrive: LA PROMOZIONE. La gentil donzella cura l’ambito dei social network e il gentil donzelletto si occupa di “siti web”. L’esortazione “forte” è venuta da Luna: “Voi siete scrittori? E allora perché non ci scrivete sui social?” Pare un’assurdità, visto che non facciamo altro, ma non è così. Perché come ci scriviamo è diverso da cosa ci scriviamo su questi benedetti social. Per portare avanti un progetto bisogna andare, ad esempio, su Facebook (dove ci sono praticamente tutti) e scoprire come i lettori comunicano, interagire con loro, senza “ansie da prestazione”. Twitter ci fa conoscere ad un pubblico “esperto” che diventerà il nostro miglior PR se sapremo coinvolgerlo. Rendere il nostro romanzo “reale” avvicina la gente (a proposito, geolocalizzerò Colui che ritorna su Foursquare, e rubatemi pure l’idea!). Creare contest letterari è uno strumento straordinario di coinvolgimento (Twitteratura su twitter o Hamlet2.0 su FB per recitare sono esempi incredibili). La potenza delle immagini, l’immediatezza attrattiva sono ciò che fa aumentare la visibilità anche nei motori di ricerca. E poi c’è il blog (o il sito). Roberto ci ha detto che non ci sono regole precise per scrivere un post. “Scrivi quando hai qualcosa di interessante da dire”, questa è l’unica regola valida, e attenzione alla sovraproduzione. Aforisma del giorno SCRIVETE DA UBRIACHI, PUBBLICATE DA SOBRI, e mi pare un ottimo consiglio. Uno scrittore deve avere un sito, un blog. Quella è la sua casa, il luogo in cui si sente a suo agio, è sé stesso, dove invita le persone ad entrare e gli racconta chi è e cosa fa. E allora questo sito deve essere accogliente, curato, deve avere una personalità. E poi c’è il discorso della newsletter, delle email. Quando anche i social scompariranno le email resteranno. Ci sono percentuali altissime di abbandono da parte di chi ci segue via email, ma quelli che restano saranno fedelissimi. Bisogna averne cura, loro sono il nostro passaparola più efficace. Regaliamo loro contenuti sempre nuovi, magari un libro o un’anticipazione del prossimo. Se lo meritano. E soprattutto non facciamoci prendere dall’ansia per le curve di coinvolgimento e visite al nostro sito. Sono importanti, è vero, ma più importante è capire quale obbiettivo hanno i visitatori. Perché un post ha avuto tanti click e un altro no? Cosa ho scritto di diverso? Ecco, cerchiamo di capire questo e agiamo di conseguenza.

Il pomeriggio, in gruppi ristretti, abbiamo lavorato a rotazione con ogni relatore sui nostri progetti individuali. Una sorta di speed-date, mezz’ora per relatore, poi Mauro Sandrini scuoteva il campanaccio e via, cambio! Ottimo esercizio di concentrazione e gestione del tempo. Dopo una giornata di lavoro così intensa abbiamo concluso in bellezza alla libreria Altroquando, a due passi da Piazza Navona, per la presentazione del libro di Alessandro Bonaccorsi, una presentazione con tanta gente, cosa rara ormai.

alcolici

Che dire di più. Ogni volta che si realizzano incontri così, per me, è come una sbornia di emozioni (quanta retorica!). Faccio il pieno (e dai!). Sono satolla e trabocco energia (Cetta, non se ne può più…). Però è così. A volte chi scrive si sente solo, anzi, molto spesso. E accorgersi che non è così, che si può condividere anche un sogno, amplifica le nostre percezioni, ci arricchisce, ci fa guardare oltre lo schermo del pc o il bordo del foglio bianco. In due giorni abbiamo proiettato i nostri desideri verso un futuro possibile e abbiamo cominciato a costruire i mattoni per edificarlo. Buona fortuna, a tutti, è stato bello conoscervi!

P.S. Se questo post ti è piaciuto sarebbe davvero carino che lo condividessi. Io ti regalo due ricordi di Caro Futuro: il tweetbook (qui) e lo Slidely (qui, c’è una colonna sonora pazzesca). Se poi ne hai voglia commentalo qui sotto. Al prossimo!

Diario dalla Fiera – Day four – #NoBrandArt a #Piulibri13

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Il finale di una simile impresa lascia sempre due sentimenti contrastanti: l’entusiasmo per ciò che si è condiviso e l’amarezza della separazione. Siamo stati 23, sognatori, idealisti, ma con una marcia in più: quella di chi non attende che le cose accadono ma si muove per farle accadere. Questo è ciò che abbiamo fatto. Abbiamo reso possibile, agendo, qualcosa che non era mai accaduto. In Fiera da soli…chi avrebbe scommesso a favore? Il bilancio è più che positivo, va al di là delle nostre più rosee aspettative. Il futuro abbiamo già cominciato a disegnarlo, perché non penserete mica che la storia finisce davvero qui? Tutto comincia adesso!

Ma veniamo all’ultimo giorno di Fiera. Abbiamo fatto #twitteratura. Abbiamo coinvolto il pubblico in questo gioco culturale straordinario nato su twitter da una geniale idea della Fondazione Cesare Pavese, e l’abbiamo fatto proponendo in riscrittura da 140 caratteri i nostri testi. Che poi abbiamo regalato ai tweet più belli.

Giovani twitteri all'opera

Giovani twitteri all’opera

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Poi abbiamo parlato con lettori e scrittori, abbiamo raccontato le nostre esperienze, abbiamo creato contatti importanti e ci siamo resi conto che molti, troppi, non sanno cosa c’è dietro la pubblicazione e la promozione di un libro. Questo è il momento di fare chiarezza.

Sono stata a una conferenza tenuta da Giulio Perrone Editore con Paolo Di Paolo. Hanno parlato delle novità legate alla rivista Orlando e della nascita di una “Scuola di lettura”, per rieducare i lettori deboli a leggere. Ottima iniziativa tra l’altro gratuita. Stimolare lo spirito critico sotto la guida di esperti autorevoli è una cosa straordianaria. Solo, a mio avviso, c’è una pecca difficile da digerire. Considerando la crisi che c’è nell’editoria, con le case editrici indipendenti che non riescono a vendere i libri pubblicati, perché mai questa scuola di lettura deve affrontare solo i testi dei “grandi” scrittori defunti? Perché non insegnare a leggere i libri dei nuovi autori? Questo sarebbe innovativo e anti crisi! Mah…

Giulio Perrone e Paolo Di Paolo

Giulio Perrone e Paolo Di Paolo

Poi è arrivato il momento di smontare tutto e di andare al Caffè Letterario. Il momento del reading, del confronto con la gente, con la lettura a tu per tu dei nostri libri. Bella emozione. E uno straordinario momento da condividere ancora, insieme.

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Ora è il momento dei saluti. I nuovi progetti li racconteremo sul web, ma ci incontreremo ancora, è una promessa. L’ultima fotogallery per ricordare le nostre facce, quelle dei ventitrè che sono andati alla Fiera da soli, e l’hanno occupata. #OccupyFiera #NoBrandArt

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Quando un romanzo va ai Camuni…

premiazioneQuando un romanzo va ai Camuni succede anche che venga premiato. Questo è accaduto il 23 novembre 2013 a Nata in una casa di donne, il mio secondo lavoro pubblicato da L’Erudita per Giulio Perrone Editore nel febbraio di questo stesso anno. Un bel secondo posto al Concorso Letterario Nazionale Sirmione Lugana con il Premio Camuni Narrativa. E per chi non sa chi sono i Camuni suggerisco di leggere qualcosa qui, nel bell’articolo di Iuri Moscardi su #Twitteratura.

A Desenzano, località Rivoltella, pioveva molto sabato pomeriggio, e faceva anche freddo. Ma il Lago di Garda ha un fascino davvero speciale e il Teatro che ci ha accolti (tanti, davvero) ci ha regalato un calore speciale: quello della festa e della cultura.

Voglio ringraziare le giurie, popolare e di qualità, che hanno permesso a questo mio libro di arrivare così lontano e di essere letto da così tante persone. Ringrazio il Presidente di Circumnavigarte, Aurelio Armio, per il lavoro che fa per diffondere e difendere la cultura nell’ambito del territorio dei Camuni e a livello nazionale. E voglio abbracciare virtualmente gli amici che hanno condiviso con me questa emozione.

Qui il video.

Il Salone del Libro di Torino 2013, un oceano di Cultura

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Hai presente quando acquisti un libro, magari un giallo, e sfogliando le pagine ti accorgi che in realtà non è proprio così, che c’è di più? Questo è stato per me il Salone del Libro di Torino edizione 2013. Forse perché era la mia “prima volta”, forse perché sono stata solo nel week end e non ho avuto modo di annoiarmi, forse perché non ero un espositore e non dovevo stare attenta ai numeri, forse per tutti questi motivi e tanti altri ancora, per me il Salone è stato una scoperta dietro ogni angolo, e non solo una scoperta libresca.

Cominciamo dagli incontri, tanti, belli e sorprendenti. Sorprendenti perché oggi, che tutto è ridotto a un contatto sul web dove anche le facce a volte sono sostituite da sigle, loghi e ammennicoli vari, vedere, conoscere, riconoscere le persone “di persona” (no, non è uno sbaglio), ha un impatto emozionale straordinario, come l’innamoramento. Sì perché quella persona con cui hai conversato, discusso, condiviso parole e pensieri nel mondo virtuale per mesi, anni a volte, è in carne ed ossa ed è lì, e ti appare bellissima.

Ho incontrato l’amica di twitter e bookblogger talentuosa Patrizia La Daga (LeUltime20), finalmente, dopo oltre un anno di conoscenza virtuale. Ho rivisto con piacere l’esordiente scrittrice e bookblogger di riferimento Noemi Cuffia (Tazzinadicaffè). Ho abbracciato con affetto l’amica salottiera Elena Tamborrino (ExLibris2012) con la quale ci scambiamo opinioni libresche nei salotti letterari.

Ecco, non si è parlato di libri nei nostri incontri, perché i libri li abbiamo respirati. E’ stato molto interessante partecipare all’evento nello spazio di Book to the Future sul ruolo dei bookblog, argomento già trattato sempre nel mondo virtuale (serata Second Life di Libriamotutti, presente con Giovanni Dalla Bona che ha filmato tutto), e ampiamente introdotto da eFFe che ha provocatoriamente (neppure tanto, direi piuttosto argutamente) scritto di questo nel suo ultimo libro, I bookblog, editoria e lavoro culturale. Durante la chiacchierata a cinque (presenti eFFe, Marco Giacomello, Christian Raimo di Minima et Moralia, Gianluca Liguori di Scrittori Precari, Francesco Forlani di Nazione Indiana), si è parlato di blog individuali e collettivi, di come siano esponenzialmente più interessanti e validi questi ultimi se non altro per la massa di pubblico e opinioni che riescono a smuovere; di come le case editrici strizzino l’occhio a quei blog molto seguiti arrivando a proporre rapporti “di esclusiva” e addirittura pagando, pur di esserci. Si è detto che le cosiddette “marchette” non sono da condannare, purché il lettore ne sia informato. In fondo i bookblogger fanno da sempre questo mestiere, che è quello di informare il loro pubblico in merito a quanto il mondo cosiddetto culturale ci propina quotidianamente, e quindi si assumono una grossa responsabilità nei confronti di chi li segue e li ascolta. Perché mai allora un giornalista dovrebbe essere pagato per questo e un bookblogger no? Almeno, come ha detto Nazione Indiana, ci si ripaga dei costi per mantenere il server.

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Ne ho incontrati due di Bookblogger, due di quelli che volevo assolutamente conoscere, due di quelli che danno un senso a ciò che sono le recensioni per gli autori: Gli amanti dei libri e Spritz Letterario. E chissà, magari qualcosa accadrà.

Nazione ospite - Il Chile

Nazione ospite – Il Chile

Succede anche di uscire dallo stand dedicato al Chile (lo scrivo così perché loro lo scrivono così, e mi pare più giusto), nazione ospite per questo anno, dove ho seguito l’incontro Dal Porto delle idee di Valparaiso al Festival della mente di Sarzana (Chantal Signorio e Giulia Cogoli), e di sentire una voce che canta. L’incontro con Francesco De Gregori, davvero inatteso, che ha cantato dal vivo e ci ha raccontato dell’uscita di un suo audiolibro, ha qualcosa di magicamente evocativo, specie subito dopo aver incontrato il Chile. Un caso? Chi lo sa…

Francesco De Gregori e Luca Barbarossa

Francesco De Gregori e Luca Barbarossa

Fra un incontro e l’altro, tra un abbraccio e un’esclamazione, ho gironzolato tra gli stand per respirare quell’inconfondibile profumo che, si tratti di carta o di bit, sa tanto di parole. E di cultura. Cultura declinata in ogni modo. Dalla cucina (splendido lo spazio di “Casa CookBook con le tante performance in diretta, e profumi, e sapori…), agli spazi creativi, dove le arti si sono mescolate, come è giusto che sia, per dare spazio a tutte quelle forme di espressione creativa che fanno della Cultura un bacino contenitivo enorme. Come se, dove prima c’era una diga, improvvisamente, senza più ostacoli, si sia formato non un lago, un oceano.

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La regione ospite era la “mia” regione, la Calabria. Perché ne esprime tanta di cultura questa terra del Sud, ed è bene che si sappia.

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Tanto spazio è stato dato alla piccola e media editoria indipendente, e questo è bello, perché se la presenza delle grandi case editrici (c’erano tutte) è fondamentale in un momento storico così difficile per il settore, quando le aziende stanno cambiando pelle, devono farlo per sopravvivere, devono aprirsi al nuovo, al digitale, al futuro che verrà, l’esistenza di nuove realtà slegate dalle regole di mercato rigide e ormai obsolete è come una ventata di aria fresca e di speranza. Il fatto che editori come Giulio Perrone Editore e il neonato marchio L’Erudita, o Miraggi, Tunuè, Intermezzi, Nutrimenti, o Minimumfax, Voland, Et al., giusto per citarne alcune e mi perdonino le altre (erano davvero tante…) fossero presi d’assalto dal pubblico curioso dimostra che il domani è già ora, adesso. Buona fortuna a tutti loro, se la meritano.

Un week end da solo non basta per scoprire tutto di un Salone del Libro come quello di Torino, e soprattutto non basto io da sola. Avrei dovuto sdoppiarmi in cento me stessa. E allora mi sono goduta ciò che potevo, seguendo l’istinto e il cuore. E il cuore mi ha portata, alla fine, al Parco Culturale Piemonte Paesaggio Umano, dove l’umanità era splendidamente rappresentata dagli amici e compagni di viaggio della Fondazione Cesare Pavese e dell’esperienza di “twitteratura” sui Dialoghi con Leucò, di Cesare Pavese. Da un esperimento su twitter, durato tre mesi è nato un evento mediatico senza precedenti. Per mesi abbiamo “riscritto e destrutturato” quest’opera di Pavese, 140 caratteri alla volta più volte al giorno, con la formula 3 giorni=1 dialogo, guidati da un Olimpo di Titani e supervisionati dal gruppo organizzatore dell’iniziativa, cuore e anima di quest’onda creativa. Pierluigi Vaccaneo, Paolo Costa, Hassan Bogdan Pautàs e, a distanza, Antonio Prenna, ci hanno radunati tutti, leucocite e leucociti malati di nostalgia per i tweet quotidiani lanciati nel web come biglie impazzite e raccolti in libricini arrotolati, come i messaggi in bottiglia.

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Comemusica, Sonoladebby, Iuri Moscardi, Luisanna Ardu, Fanny Stravato, Marco Stancati, Soloviolaepunto, questi sono solo alcuni dei ragazzi e ragazze che ho incontrato e abbracciato (ragazzi sì, perché non c’è un’età per giocare). E con loro sarà bello provare a riscrivere, da giugno in poi, gli “Scritti Corsari” di Pierpaolo Pasolini. Un’altra twitteratura tra poco avrà inizio.

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Da #Leucò a #ScrittiCorsari - La "Twitteratura"

Da #Leucò a #ScrittiCorsari – La “Twitteratura”

Il mio viaggio al Salone del Libro di Torino edizione 2013 volge al termine. Devo ringraziare due persone speciali, perché in qualche modo mi sono accanto nei miei vagheggi letterari e perché c’erano, anche loro, e mi hanno fatto compagnia: Saverio Simonelli e Daniele Bergesio. Ci raccogliamo periodicamente su Inoltre, uno splendido blog collettivo, una palestra espressiva che in pochi mesi ne ha fatta di strada.

Mentre il treno si avvicina a Roma ripenso al sole che mi ha salutata stamattina, il sole di Torino, che ritrovo anche qui, a casa e ripenso al motivo per cui quest’anno ho voluto partecipare a questa manifestazione: c’era il mio libro lì, dovevo accompagnarlo. E il modo migliore per terminare questo viaggio nella magia del libro è stato ricevere, come ultimo messaggio entrando in stazione, quello di una lettrice che mi ha scritto: “Passata allo stand per comprare Nata in una casa di donne.Esaurito”. Grazie.

Nata in una casa di donne al Salone del Libro di Torino 2013

Nata in una casa di donne al Salone del Libro di Torino 2013

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