I libri nel web. Gruppi o comunità social? La promozione degli autori Indie.

social

Dove eravamo rimasti? Ah! Sì, la promozione nei gruppi social. Diciamolo chiaramente, è una gran seccatura. Non sai mai come proporti; spesso non hai voglia di leggere la netiquette (norme di comportamento nei gruppi social); leggi i post degli altri e non trovi parole per commentare alcunché (non ti interessano, insomma); pensi che, anche se commentassi, rischieresti di sembrare saccente (perché tu ne sai, eh! se ne sai…); sai già che il tuo primo post sarà ignorato o che l’amministratore del gruppo non lo approverà e quindi hai in antipatia ogni singolo membro a prescindere. Chi te lo dice poi che lì dentro ci sia qualcuno che potrebbe apprezzare il tuo romanzo?

Se hai smesso di farti domande e di porti obiezioni e se, alla fine di tutto, resta il fatto che questo benedetto libro lo devi far conoscere, allora animo, nei gruppi ci devi entrare. Cerca quindi di farlo nel modo migliore, prenditi un po’ di tempo per vedere come interagire, evita in ogni modo di fare spamming selvaggio (in pratica non abbandonare indifesi link all’acquisto del tuo libro, senza neppure un rigo di spiegazione) e trova in te l’arte antica del “pazientare”. Perché qualcosa a un certo punto si muove. Se ci riesci, studiati i gruppi su Goodreads (io ci sto provando), perché pare siano i migliori. Trovo che anche le community su Google +, anche se lente, siano piuttosto interessanti. Se non altro i tuoi post ricevono più visibilità sul motore di ricerca. Poi ci sono altre comunità.


editore_2199Le comunità su twitter. Ma esistono?

Forse chiamarle comunità non è corretto, perché su twitter non esistono i gruppi. Esistono però le liste, una sorta di raduno virtuale di utenti che, in qualche modo, cinguettano di argomenti di interesse comune. In genere si entra a far parte di queste liste perché qualcuno ci inserisce, ma quelle che si occupano di letteratura sono davvero poche, almeno che io sappia. Resta il fatto che, nonostante crisi paventate e interrogazioni sulla effettiva utilità, il vivo e vegeto twitter dà vita a discussioni e interazioni davvero straordinarie, e quasi sempre riguardano libri, editoria, cultura in genere. Anche politica e festival di Sanremo, ma questa è un’altra storia. Posso affermare, per esperienza diretta e personale, che il mondo editoriale tutto, compresi critici, giornalisti e blogger, cinguetta amabilmente. Quindi twitter è una meta-comunità letteraria che ne contiene altre più piccole ma molto, molto forti e seguite. Queste ultime si radunano sotto gli #hashtag (non devo dirvi cosa sono, giusto?), e tra i più potenti che conosco posso citare #stoleggendo, #scritturebrevi, #twletteratura, iniziative letterarie di diffusione culturale attraverso i tweet. Io ho partecipato a tutte (e continuo a farlo soprattutto con TwLetteratura) e devo dire che è davvero un modo straordinario per conoscere e farsi conoscere, per entrare a far parte di un circuito di veri appassionati di scrittura e lettura, circuito che spesso passa dal virtuale al reale. Su twitter non esiste una vera e propria netiquette, ma ci sono regole (ogni tweet non può superare i 140 caratteri), comportamenti da evitare (twittare non vuol dire chiacchierare in una chat), linguaggio da utilizzare (assolutamente italiano corretto e niente scorciatoie con abbreviazioni da sms). Tutto questo è utile a uno scrittore per far conoscere il proprio libro? Forse sarebbe meglio dire che è utile per farsi conoscere come autore. La pubblicità vera e propria è appannaggio degli editori, almeno su questo social network. Ci sono scrittori che ogni tanto annunciano l’uscita di un nuovo romanzo, ma le interazioni sono poche. Autocelebrarsi non funziona, a meno che non si sia “influencer” (no, non ve lo dico cosa significa…). Qualcuno ha tentato la strada dello storytelling, ma è un percorso difficile, i tweet si disperdono e, alla lunga, è davvero noioso.

Se vuoi essere informato in anteprima su ciò di cui parlo e scrivo, ti conviene iscriverti al mio Circolo Letterario (qui). In genere “comunico” una volta al mese, quindi non faccio spamming!

La novità delle comunità #Indie.

Veniamo al sodo. In chiusura del post precedente avevo accennato a queste nuove realtà che stanno prendendo piede nel panorama editoriale. Negli USA e nel mondo anglosassone in genere, esistono già da tempo: Indie Writers Alliance è un esempio strutturato di cosa gli scrittori self siano in grado di fare e proporre. In Italia siamo, come sempre, un po’ indietro ma, come dissi una volta, abbiamo il privilegio di osservare gli altri e di copiare meglio. Ultimamente mi sono imbattuta in Sad Dog Project, una sorta di marchio (non si tratta di una casa editrice) sotto il quale pubblicano online autori soprattutto di racconti thriller e noir. Racconti, perché non sono di facile collocazione, di genere perché… è capitato. Si tratta di selfpublishing di qualità. Gli autori si leggono tra di loro, si fanno l’editing (ci sono diversi professionisti nel gruppo), creano gli ebooks e la veste grafica e pubblicano nel sito e negli stores online. Ho chiesto loro perché thriller e noir, perché non dare spazio anche alla narrativa non di genere, per esempio. Mi hanno risposto che è una questione di competenze: loro si sentono “ferrati” in questo, sia come scrittori che come giudici. Trovo questo metodo di selezione coerente e onesto. Altra iniziativa simile è Extraverginedautore, e qui l’intento è palese: selezionare quegli autori self meritevoli (c’è un comitato di lettura interno che valuta i testi) e diffondere quei romanzi già autopubblicati con una vetrina di tutto rispetto (con recensione e tutto il resto). Il sito si prefigge l’arduo compito di “mediare” tra autore e lettore per salvaguardare, in primo luogo, quest’ultimo e far così scemare la naturale diffidenza nei confronti di chi non si avvale del filtro di un editore. In ultimo, non certo per importanza, c’è il progetto Satellite Libri, e qui l’asticella si innalza un pochino (mi perdoneranno gli altri, ma la struttura è poderosa). Non si parla di autori self, ma di editoria indipendente, quindi: librai, editori, scrittori, blogger. Tanta roba… Si sono riuniti tutti insieme con un obbiettivo comune: risolvere la crisi editoriale abbattendo i costi di distribuzione. Ma non solo. Fanno da vetrina e da veicolo per le nuove proposte editoriali, fanno da cassa di risonanza per eventi in tutta Italia, si fanno promotori di iniziative “libresche” (il 7 marzo apre a Roma il primo Secret Store), fanno conoscere al pubblico dei lettori gli autori emergenti, i blogger autorevoli e tutto ciò che circola nel mondo dell’editoria indipendente. Niente mainstream quindi. Ciò che trovo straordinario è che, all’interno della comunità, capita che ci si conosca tra di noi (sì, lo ammetto, ci sono anche io): autori che hanno l’opportunità di incontrare editori indipendenti, editori che chiacchierano con blogger e librai che prendono per mano tutta questa bella gente e la fanno crescere.

So che esistono molte altre iniziative simili utili agli autori Indie, ma queste tre mi sembravano esempi di eccellenza (e poi sono quelle che conosco meglio).

Allora cosa scegliere? I gruppi social o le comunità?

Credo che una scelta tout court non sia possibile, ma che sia necessario ponderare. Perché, in ultima analisi, uno scrittore vorrebbe solo scrivere, isolandosi dal resto del mondo secondo le più antiche tradizioni scrittorie. Allora una selezione va fatta, per evitare di farsi risucchiare da un vortice virtuale nel quale perderemmo la nostra identità. Io sono una scrittrice, eppure sono qui a raccontarvi metodi, strategie, utilizzo del web. Perché? Perché con la condivisione si impara. E nei gruppi si impara. E nelle comunità si impara. E imparare, per chi scrive, è vitale. Cercate di capire cosa vi è più affine, dove vi sentite più a vostro agio, quali di quelle persone (perché sono vive, non sono avatar) invitereste a bere un caffè per farci due chiacchiere. Ricreate nei social network la vostra società letteraria ideale, un po’ come quelle che negli anni sessanta e settanta animavano i salotti e i bar nei centri cittadini (mi vengono in mene il Caffè Greco e Rosati a Roma). Ecco, lì fermatevi più spesso possibile, a scambiare idee e opinioni, a partecipare e proporre. Magari vi viene qualche ispirazione, magari nasce una storia, magari incontrate il prossimo Calvino. Magari la letteratura torna ad essere cultura.

 

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti. #Libriamoci potrebbe esserlo.

Rieti1

“Non domandarci la formula che mondi possa aprirti.” Cito Montale perché ieri mi è venuto in mente, a Rieti, durante l’incontro coi ragazzi dell’Istituto Superiore Rosatelli per #Libriamoci a scuola. Non esiste questa formula, e non si conoscono segrete alchimie, ma un libro, una storia, possono essere qualcosa di più di una “storta sillaba e secca come un ramo”. Accade. Ieri ho incontrato questi straordinari ragazzi e ho ricevuto in dono una ricchezza enorme: l’entusiasmo. Eppure abbiamo solo parlato di Anna.

Si sono dati da fare, si sono ingegnati, sono stati creativi e mi hanno stupita. Per una volta io non ho dovuto fare nulla, solo esserci e godere dello spettacolo della loro esistenza. Loro hanno fame e io ho servito a quel banchetto solo un piccolo antipasto. Ma gli incontri, si sa, possono essere anche degli assaggi di sé, l’importante è che siano gustosi.

Erano 120, o giù di lì, nell’aula magna della scuola, e devo ammettere che un po’ di soggezione l’ho provata. Per poco. Perché i giovani, quando non frapponi filtri tra te e loro, sono accoglienti. E i professori gli somigliano, sì, non ho sbagliato. I professori li guardano come guarderebbero il futuro, con la speranza negli occhi. Come solo i giovani sanno fare.

Essere giovani vuol dire
tenere aperto l’oblò della
speranza, anche quando il
mare è cattivo e il cielo si è
stancato di essere azzurro.
(Bob Dylan)

Ho visto laboratori di chimica da far invidia alle migliori Università, aule di fisica che somigliavano a quelle di Harry Potter, un hangar nel quale i ragazzi stanno riproducendo un C.R.1 col progetto originale FIAT di Rosatelli e con le ali originali e hanno intenzione di farlo volare, il laboratorio di meccanica dove i professori smontano cose e gli brillano gli occhi. Ho visto una scuola di eccellenza, e questo mi ha resa felice.

Tra i 120 ragazzi ce ne sono una ventina o poco più che, anche se un giorno saranno ingegneri o medici o chimici, hanno una passione smodata per la letteratura, e hanno creato già da qualche anno un Circolo dei Lettori (coadiuvati e guidati dalla Prof.ssa Loredana Patacchiola)che si dà un gran da fare: giurati per lo Strega giovani, ideatori di un premio letterario, organizzatori di eventi letterari e incontri con gli autori. Come in questo caso per #Libriamoci.
Non c’è una cronaca da fare, solo emozioni da condividere. Ho proposto loro la lettura di due brani tratti da Anna: un dialogo tra Don Gerardo e Angelico, per sottolineare il “linguaggio narrativo” e parlarne insieme, e un racconto di Angelico dall’Africa con una sua riflessione sulla guerra. Voglio riportare qui una piccola parte del primo brano letto:

«A partire da subito tu le farai pervenire ogni giorno un mazzo di fiori a casa.»
«Che fiori?»
«E cosa ne so io? Fiori, quelli che piacciono alle ragazze!»
«Sì, ma i fiori sono importanti, non bisogna sbagliare. Quali sono quelli che Annina preferisce?»
Don Gerardo non ne aveva la più pallida idea. Si ricordò dei ricami che la ragazza faceva, quei tralci sempre uguali, infiniti.
«Azzurri, devono essere azzurri. Le manderai un mazzo di fiori azzurri tutti i giorni per una settimana, senza bigliettino. Anonimi.»
Azzurri. Come se fosse facile trovarne. Mi devo documentare. Ma dove, come?
Intanto Don Gerardo continuava a dare istruzioni.
«Dopo sette giorni comincerai a inviarle un solo fiore azzurro accompagnato da un bigliettino.»
«E cosa devo scrivere?»
«Ma devo dirti proprio tutto io? Scrivile delle cose romantiche no? Che so, per esempio “Siete leggiadra come una cavalla al galoppo” oppure “Sentirvi cantare fa vibrare il mio cuore”, cose così insomma.» [cit. da Anna]

Dopo la lettura c’è stato il momento fatidico delle domande. Il microfono è arrivato in platea ed è stato passato ai ragazzi in prima fila. Sette si sono alzati, uno alla volta, e come nel racconto hanno letto brani scelti da loro, tratti da Anna. Poi si sono avvicinati a me e mi hanno donato un fiore ciascuno, azzurro. Legato a ogni fiore un biglietto col brano che avevano letto. Sette fiori azzurri.

La vita sarebbe infinitamente
più felice se nascessimo a
ottanta anni e ci
avvicinassimo gradualmente
ai diciotto.
(Mark Twain)

Dopo aver tanto parlato del romanzo ho voluto giocare con loro a TwLetteratura. Chissà, forse li ho convinti che twitter non è una cosa così astrusa e che la sintesi può essere esercitata in modi diversi. Quando ho detto loro di non usare, per favore, quelle abbreviazioni orribili (xché, tt, anke, giusto per citarne alcune), si sono alzati in piedi e hanno applaudito. C’è speranza allora! Comunità di Twitteratura, avremo presto un’altra scuola che parteciperà ai nostri progetti.

Io voglio solo dire grazie. Grazie al mio editore Watson che mi ha coinvolta in questa iniziativa straordinaria che è #Libriamoci a scuola, grazie a Loredana Patacchiola che mi ha invitata a Rieti, grazie alla Preside e agli insegnanti che hanno partecipato all’iniziativa, ma soprattutto grazie a ognuno dei 120 ragazzi presenti, senza di loro la mia presenza non avrebbe avuto alcun senso. Una menzione speciale va ai magnifici venticinque del Circolo dei Lettori, diretti magistralmente da Ludovica Aleandri (16 anni…) che hanno organizzato e pensato tutto. E che hanno letto e amato Anna.

Ecco solo alcuni nomi di chi c’era:

IL CIRCOLO DEI LETTORI
Ludovica Aleandri; Andrea Bianchi; Anna Maria Braconi; Beatrice Pariboni; Simone Capalbo; Carlo Fiorillo; Andrea Catia Mattozza; Chiara Cicolani; Clarissa Tavani; Federica Conenna; Giada Bei; Mara Verzilli; Giordana Zamurri; Giuseppe Poscente; Lodovico Caruso; Lorenzo Hofmann; Luca Bresciani; Martina di Rienzo; Martina Nucci; Preet Singh Kailay; Valerio Arabi; Victoria Garziano; Serena Ratini; Tiziano Mattei; Aurora Linguari

I DOCENTI
Dirigente Scolastico:Prof.ssa Mariantoni Daniela; Loredana Patacchiola; Claudia Moscatelli; Daniela Benedetti; Sandro Anselmicchio; Rosaria Spagnoli; Franca Lelli; Rosella Pasquali; Fausto Poles

E qui c’è la fotogallery e il tweetbook che ho voluto creare per loro.

#LibriCome e i social che vorrei

libricome

Quest’anno non avrei dovuto partecipare a #LibriCome. Semplicemente non dovevo essere in Italia durante l’evento. Ma una fortunata serie di coincidenze ha fatto sì che mi trovassi a Roma, quindi mi sono detta “why not?” (sì, proprio in inglese me lo son detta…).

Ho pensato di cercare una chiave “social” a questa kermesse dedicata alla scuola. Ultimamente (da qualche anno, se vogliamo essere precisi), si parla molto di libri, editoria e letteratura sui social network. Non è sfuggita a nessuno la campagna #unlibroèunlibro promossa dall’AIE per la parificazione dell’aliquota IVA tra ebook e libri cartacei. Come spero non sfugga a nessuno la battaglia #Stregadigitale promossa da Luca Fadda (qui) dopo le “mirabolanti” variazioni al regolamento del famoso Premio Letterario per includere la piccola e media editoria (non è solo una provocazione).

Cercare quindi questa “chiave social” a Libri Come mi sembrava interessante, se non altro per sfatare quel mito che “Facebook e Twitter uccidono la cultura”. A volte è così. Altre volte no. Se imparassimo a interpretare i mondi virtuali come opportunità, potremmo stupirci dei risultati. Io ne sono convinta, e lo racconto in questo articolo su “Art a part of cult(ure)”. E chi non è d’accordo si esprima pure, io non mordo.

Libri Come. Quando i social incontrano la letteratura: progetto per un mondo di futuri pensatori

Il tema di Libri Come quest’anno è stato la scuola. Certo è importante, anzi, essenziale che la letteratura, i libri e la scuola si incontrino, se non altro per “provare” ad interessare i lettori di domani. Ciò che però mi ha, in un certo senso, affascinata, è stato l’incontro dei social network col mondo letterario, e in due occasioni specifiche ne ho potuto constatare la sublimazione e l’eccezionalità.

Giovedì 12 marzo ho partecipato all’incontro organizzato per TwLetteratura. C’era Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione Cesare Pavese (Continua a leggere…)

Informazioni di servizio

locandina_02Informazioni, al plurale, non è un errore.

Caro lettore, amico, seguace, follower (e tutte le declinazioni al femminile) ho bisogno di informarti di un paio di cose (un paio “alla sarda” nel senso che si comincia con due, poi…) e ho pensato che questo luogo, la casa che abusivamente ho occupato, fosse quello giusto.
Sai già che sto per partire, per lasciare l’Italia, quindi non ne parlo, anche perché qui ci incontreremo sempre.
Sai anche che il 19 dicembre 2014 è stato pubblicato il mio nuovo romanzo, “Anna”.
Metti insieme le due cose e l’alchimia è fatta.

Ci saranno due occasioni per vederci, salutarci, parlare di “Anna”.
La prima nel mondo reale, a Roma, domenica 1 febbraio alle 18 da Libri & Bar Pallotta a Ponte Milvio. Guarda che bella vetrina mi ha fatto Carmelo Calì (proprio lui, il Maresciallo…).

vetrina

Poi lunedì sera, sul tardi (alle 22) gli amici di Libriamo Tutti hanno organizzato un evento tutto per me, in riva al mare dell’Isola virtuale Imparafacile su Second Life. Parleremo di Anna e delle altre cose che ho scritto, ma anche di TwLetteratura. Insomma, se non puoi venire a Roma puoi sempre collegarti via web. Qui trovi l’evento e il link, 

Se non hai FB (quanto ti invidio…) puoi trovare le informazioni qui.

locandinaSLBeh, non hai scuse. Ti aspetto…

Due interviste molto #social

snoopy-intervista 2

Io considero le interviste molto seriamente. Nel senso che se qualcuno si prende la briga di farmi domande è perché, penso io, gli interessa ciò che ho da dire. A volte ricevo le domande in anticipo, quindi mi prendo il tempo per riflettere attentamente sulle risposte da dare. Altre volte non so proprio come risponderò, e qui entrano in gioco l’istinto e la consapevolezza. Il 29 settembre mi hanno fatto un’intervista particolarissima: una tweet-intervista. Il blog @CasaLettori mi ha tenuta “incollata” per due ore su twitter per rispondere, 140 caratteri per volta, alle sue domande molto acute e pertinenti sui miei libri e altre faccende ad essi collegate. Straordinario! Sono allenata a cinguettare, partecipo spesso ai “giochi” di TwLetteratura, ma in questo caso sono stata “costretta” a parlare di me. Sembra facile… Ne è nato un tweetbook (come sbagliarsi!) che raccoglie proprio tutta la tweet-intervista. Beh, rileggerla mi ha fatto scoprire davvero molte cose di me di cui non ero certa… Il tweetbook potete scaricarlo qui.

tweetbook

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi ci sono le interviste più classiche, che di classico non hanno nulla. Nel senso che sì, ci sono le domande (e si può riflettere sulle risposte), c’è la biografia e c’è la testata giornalistica. Ma essere intervistati da una giornalista che è anche scrittrice è diverso, l’attenzione che mi ha riservato è stata diversa, la cura con cui ha parlato dei miei libri è stata diversa. C’è stata profondità, le domande non sono state buttate lì a casaccio. Ho percepito il reale interesse di Flaminia P. Mancinelli e ho cercato di renderle onore. L’intervista è uscita su L’Indro il 3 ottobre e potete leggerla qui

Indro.

A Viareggio ho incontrato #Shelley

tweet_Shelley

Il 6 settembre sono andata a Viareggio. Voi direte: “E allora?” La storia è un po’ complicata, quindi la faccio breve. Ho ricevuto un premio per il miglior tweet sul tema “amore e seduzione” (ovviamente…) scritto durante la twitteratura dell’Ode al vento occidentale di Percy Bysshe Shelley. Sì perché io da tempo faccio questo esercizio strano, la rilettura e riscrittura di libri e brani di letteratura su twitter (qui è spiegato meglio). Questo mi porta a leggere assieme a un gruppo di gente folle come me testi che, magari, non avrei mai affrontato o che avevo studiato a scuola con un altro spirito e un’altra maturità. Insomma, a luglio è cominciato a Viareggio un Festival dedicato a Shelley, il famoso poeta inglese, e su twitter lo abbiamo celebrato cinguettando sul vento occidentale. Racconto tutto in questo articolo, pubblicato su Art a part of culture, così forse tutto sarà più chiarò…

A Viareggio ho passeggiato con Percy Bysshe Shelley

“E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d’una profezia! Oh, Vento,
se viene l’Inverno, potrà la Primavera esser lontana?”
(da Ode al vento occidentale – Percy Bysshe Shelley)

Viareggio mi accoglie in un sabato assolato e caldo di settembre. L’estate non è ancora terminata e se ne respira l’atmosfera rilassata e vacanziera. Per due mesi ha avuto luogo qui, nel paese in cui è approdato il suo corpo l’8 luglio 1822, il Festival dedicato a Percy Bysshe Shelley. [continua a leggere…]

#SalTo14 ovvero il Salone del libro di Torino secondo me

salone

Il Salone del libro di Torino dicono vada commentato a mente fredda. Io preferisco farlo a caldo, finché le impressioni sono ancora vive nella mente, tanto certamente dimenticherò qualcosa. Mi perdonerete per questo… Voglio parlarvi di statistiche. Ma no, lo fanno già in tanti, non posso tediarvi con aridi numeri. La sensazione però è stata di meno affollamento (e io sono andata di sabato e domenica). Che la gente sia satura di fiere dell’editoria in cui accadono sempre le stesse cose? O forse l’idea che tutti quei libri li si possano trovare anche nella libreria sotto casa, la crisi galoppante che non invita a spendere per spostarsi, le belle giornate di sole fatte per stare all’aria aperta sono state un deterrente alla partecipazione in massa al Salone?

Io ci sono andata per incontrare degli amici. Alcuni virtuali che, in pochi minuti, sono diventati reali e corposi, altri che non incontravo da un po’ e coi quali avevo voglia di far festa. E quale migliore occasione? Non avevo libri miei da presentare, ma avevo un editore da incontrare, uno giovane e bello che con DuDag sta facendo faville. Lui ha pubblicato il mio ultimo romanzo (Quella volta che sono morta) e, come minimo, gli dovevo un abbraccio. Quindi vi presento lui, Lorenzo Baravalle in persona, il signor DuDag.

dudag

Poi volevo incontrare le amiche e gli amici di Svolgimento, che spesso ospitano i miei scritti deliranti sul loro blog. Anna Wood, Roberta Lepri, Gianluca Meis non hanno disatteso le mie aspettative: sono proprio come li immaginavo, luminosi.

L’incontro col nutritissimo gruppo di Twitteratura (ora TwLetteratura) è stato un felice ritorno. Ci ho scritto un articolo intero che potrete leggere su Art a part of cult(ure) molto presto. Sapete cosa penso del fatto che in Italia si legge poco e si scrive troppo. Ecco, con TwLetteratura si stimola la lettura in modo social, divertente ma non dissacrante, e i progetti passati, in corso e futuri ne sono la dimostrazione.

twitteratura

Ho incontrato amici scrittori che desideravo conoscere di persona (Piersandro Pallavicini e Loredana Lipperini) e che conoscevo già (Stefano Sgambati) e ci siamo selfiezzati alla grande. Ecco, credo che questo sia stato il Salone dei selfie, per quanto questa pratica sia osteggiata e criticata dai più. Gli autoscatti hanno vinto su tutto.

piersandro

 

loredanalipperini

stefanosgambati

 

Ma è stato anche il Salone della cucina, dei cuochi, dei libri dei cuochi, dei prodotti per i cuochi che cucinano, insomma, un tripudio di cose mangerecce. La cucina italiana si sa, è cultura, ma suvvia… non stiamo esagerando un pochino? E detto da me, che pastrocchio tra i fornelli dalla mattina alla sera, significa che ce n’era davvero troppa di cultura culinaria. Credo che quasi ogni editore presente avesse almeno un libro di ricette in catalogo. Evidentemente il concetto di “essere divoratori di libri” passa prima dallo stomaco.

cuochi

C’era anche “er cuppolone”, un grande monolite di libri, che troneggiava nel bel mezzo del Salone a ricordarci che il tema di quest’anno era il BENE. E quindi era un bene esporre millemila titoli di libri scritti da Papa Francesco, su Papa Francesco, con Papa Francesco, per Papa Francesco. Un trend fortissimo che avrà sicuramente portato BENE alle casse degli editori che esponevano. Ma forse non era quello il concetto di bene che doveva passare. Bene sarebbe se la cultura tornasse davvero a farla da padrona tra le parole scritte e quelle dette, se le scelte editoriali fossero davvero tutte votate alla qualità e non solo al portafogli (che poi non è detto, alla lunga la qualità paga sempre…), se si desse più fiducia ai lettori (quei pochi che restano) e non si cercasse sempre di attirarli con “fascette” roboanti che inneggiano al nulla o con offerte che trasformano il libro in un gadget d’autore. Gli autori. Non erano tanti, o meglio, a parte i soliti noti celebrati da file inimmaginabili fuori dagli auditorium, gli autori veri, quelli che vorremmo leggere più spesso perché meritano, erano un po’ defilati. Alcuni erano quelli incontrati da me, altri…

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In ogni caso sono stati due giorni fantastici per me. Ho incontrato di nuovo Gaia Conventi (Giramenti) e Mario Borghi (Stranoforte) che racconteranno la loro a modo loro, specie sulle EAP presenti, ne sono certa. Ecco, questa è stata l’ennesima delusione: ancora troppe EAP a una fiera del libro. Mi direte che anche loro vendono libri. Certo, li vendono ai loro incauti autori e agli incauti lettori che alimentano le false speranze dei suddetti autori, e basta. Perché non si aprono un chiosco a Fregene?

Ho incontrato di nuovo Giovanni Dalla Bona (Imparafacile/LibriamoTutti) e gli amici di Miraggi Edizioni (a proposito, loro un chiosco lo aprono davvero, ma non sono EAP, solo pastrocchiano in cucina, come me). Ho vissuto per una notte la Torino da bere (mica c’è solo Milano…) e ho fatto il pieno di emozioni. Tante per contenerle tutte. Forse ci scriverò un libro.

torinodabere