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Ultimi sette giorni!

Nata in una casa di donne

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Quella volta che sono morta_ Cetta De Luca-1-1 Ciao e buone vacanze!

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L’amore ai tempi della crisi: la #SpendingReview dei sentimenti.

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Immagine presa da qui

Ci ho pensato spesso ultimamente alle conseguenze della crisi, e non per puro masochismo o per filosofia da discount. E non voglio neppure soffermarmi sui sommovimenti sociali veri o presunti, sulla rabbia che esplode o esploderà, sullo stillicidio di speranze e delusioni che quotidianamente ci torturano e di cui ancora mi sfugge lo scopo, lo confesso. È come se fossimo tutti malati terminali e qualche luminare di turno paventasse una cura: ho paura dei loro esperimenti ormai.

Penso invece spesso all’economia dei sentimenti in cui ormai siamo abili ragionieri, i sentimenti intimi, personali, quella molla profonda che ci spinge l’uno verso l’altro in un moto di generosa condivisione. Oh! Non mi riferisco certo all’amore universale e alla fratellanza civile, troppa roba anche in tempo di vacche grasse. Sono, invece, sempre più consapevole del fatto che stiamo operando una spending review dei nostri affetti privati. Ciò che abbiamo già ce lo teniamo stretto: l’amore per i nostri figli non è un costo alienabile ad esempio. Di tutto il resto si può discutere in sede di bilancio. Amare oggi costa, nel vero senso della parola. Costa tempo, energia, denari, e noi non ne abbiamo. Chi ha la fortuna di avere un partner lo osserva ogni mattina con sospetto e timore. Si domanda come mai sia ancora lì e per quanto tempo ancora, e quanto le brutture di questa vita piatta e priva di attrattive possano deformare la visione che un giorno li ha uniti. È un modo rischioso e stressante di vivere i rapporti questo, niente affatto piacevole, e, alla lunga, resistere può fare più male che bene.

No, non sono qui a suggerire facili scappatoie. Se avete una relazione stabile tenetevela stretta, lottate, non datela mai per scontata e inventate qualunque cosa affinché sopravviva, affinché diventi un sentimento inalienabile. Siate forti e risoluti.

Più complicato è trovare qualcosa di nuovo, di vero. Non c’è neppure il mercato nero dell’amore, a quanto pare, o se c’è le nostre risorse non sono adeguate. Capita di conoscere qualcuno e di defilarsi un momento dopo, già mentre ci stringiamo la mano. Evitiamo persino di guardarci negli occhi, perché non si crei quel contatto magico e implicito, quello che rappresenta un “dopo” ipotetico, un dopo che non abbiamo forza né tempo di andare ad esplorare. E se qualche rapporto supera la barriera del primo incontro, se si arriva al secondo e al terzo e oltre, se si ha l’ardire di voler continuare e provare a costruire qualcosa, in questo momento storico ci si accorge che proprio non ci sono i fondi per le basi, per i primi pilastri, per un muro di protezione qualunque. I rapporti di oggi sono case che non si riesce a costruire. Non tutte, per fortuna, altrimenti non si spiegherebbe come mai abbiamo ancora dentro di noi il desiderio di edificare. Ci sono gli esempi positivi. E questi esempi alimentano invidie e bramosie che alla lunga stancano anche il più tenace degli ultimi romantici. Perché noi tutti vorremmo amare come se non ci fosse un domani, noi tutti vorremmo lasciarci travolgere dalla passione, noi tutti vorremmo una lacrima in più da dedicare alla gioia. Siamo stati creati per questo, per provare ad essere felici.

Ecco, vorrei svegliarmi domani sapendo che la crisi non mi ha tolto questa voglia e che qualcuno, magari dietro l’angolo, magari il tizio che sta sorseggiando il suo caffè al bar, sta pensando la stessa cosa. Sarebbe già un buon inizio.

 

 

Orizzonte libero e quel disagio da privazione (La Repubblica Firenze, 24 luglio 2014)

sedcetta:

Il paradosso perfetto. L’isola del Giglio A.C. e D.C. di Pippo Russo

Originally posted on Cercando Oblivia:

Cari amici, questo è l’articolo che mi è stato pubblicato oggi. Buona lettura.

La Costa Concordia se ne va e a traino porta con sé l’Isola del Giglio. Entrambe viaggiano verso Genova dove saranno smantellate in condizioni di sicurezza. Della nave verrà effettuata una demolizione materiale; dell’isola, una rottamazione simbolica. E sarà la seconda a lasciare le tracce più profonde, specie su quel simulacro che rimarrà come entità fisica reale nel mare di Toscana. Sì, lo so che sto spingendo all’estremo il paradosso, ma purtroppo è questo il vero stato delle cose. Perché, piaccia o no, da gennaio 2012 per il Giglio si è imposta una frattura tra un’éra A.C. e un’éra D.C.: Avanti Concordia e Dopo Concordia. E suscita tenerezza l’intenzione dei tecnici di restituire all’isola condizioni “il più possibile uguali a prima dell’incidente”. Missione impossibile per ragioni simboliche prima ancora che materiali, e per un motivo elementare: quelle…

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Facebook: i “mi piace” che non dovresti chiedere mai (e altre bazzecole altrettanto raccapriccianti).

sedcetta:

I Giramenti del lunedì sono oltremodo istruttivi, per tutti i Gennarini e le Gennarine del web.

Originally posted on giramenti:

Ok, ammettiamolo, la richiesta di un “mi piace” non ha mai ucciso nessuno, ma dieci richieste al giorno cominciano a pesare sullo stomaco. Io, mediamente, ne ricevo tra le 30 e le 35. Vanno dalla pagina fan dell’autore alla pagina “mai letto ma mi piace sulla fiducia” del libro, dal festival letterario fatto in casa – in giuria zii e cugini di Gennarino Coccolino Scrittore, e Gennarino Coccolino come guest star – al concorso poetico che chiede venti euro a poesia, e si vincono i libri scritti dai giurati.
Questo post non vuole certo dirvi quando chiedere un “mi piace” ai vostri contatti, vuole solo farvi sapere che molte volte i vostri contatti finiscono per odiarvi. E ne hanno tutte le ragioni.

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Recensione a “tutto tondo”

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D’estate, è risaputo, si legge di più. Le ore di luce aumentano, la voglia di stare svegli anche, e allora bisogna pur riempirlo questo tempo che avanza, no? C’è chi sta fuori fino a tardi, chi si rimbecillisce davanti alla TV e chi, per fortuna, apre un libro e lo legge senza ansie. Leggereonline news è una rivista ormai storica, condotta con maestrìa e competenza da due giornaliste e scrittrici, Flaminia P. Mancinelli e Marinella Zetti.

E questa è la recensione/intervista/articolo che hanno pubblicato su di me e sulle cose che scrivo, con una particolare attenzione all’ultimo romanzo, Quella volta che sono morta, e al mio editore DuDag. Grazie!

Quella volta che sono morta

 

 

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Il romanzo breve di Cetta De Luca è originale e ben scritto. Per conoscere meglio l’autrice le abbiamo rivolto alcune domande sulla sua opera, sul self publishing, sui progetti futuri.

 

 

Ho incontrato Cetta De Luca e le sue scritture sul Web, per caso. È stato all’incirca tre anni fa e io le proposi di leggere il suo Colui che ritorna, il romanzo breve che aveva appena pubblicato. In seguito è stata la volta di Nata in una casa di donne e proprio in questi giorni ho letto il suo ultimo lavoro: Quella volta che sono morta. Questo per dire che con questa autrice ho potuto adottare una metodologia di lettura che mi è particolarmente cara: seguirne l’evoluzione attraverso le scritture. [continua a leggere...]

Cile incontra Italia, e non è una partita di calcio.

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Il Cile mi ha sempre incuriosita, e un giorno capirò il perché, o forse sto già cominciando. Non si tratta di suggestioni paesaggistiche o archeologiche, né di reminiscenze sociali o musicali. Troppo scontato. Quelle informazioni appartengono a me come all’immaginario collettivo, quindi c’è senz’altro di più. Forse vedo nel Cile il fermento, una continua ebollizione culturale pronta ad esplodere, come la lava dei suoi vulcani. Da tre anni seguo con passione e ammirazione il lavoro che una cara amica italiana, Chiara Mambro, e il suo compagno cileno, Christian Castro, stanno portando avanti tra Cile e Italia. La loro Mano de Monja è un ponte artistico e culturale tra due continenti, tra due Paesi che hanno molto in comune, e provo a raccontarlo qui, in questo articolo.

Sinopsis Australis, dove Cile e Italia si incontrano.

Chiara Mambro mi accoglie nella sua casa di Bracciano, alle porte di Roma, poche ore prima del suo rientro in Cile. Una casa che ormai sempre più somiglia a una galleria d’arte eterogenea, quasi una copia conforme di quell’hostal di Valparaiso in Cile che prende il nome dall’associazione culturale di cui è co-fondatrice,  Mano de Monja. E per il terzo anno consecutivo la Mano de Monja ha portato in Italia, per la manifestazione Sinopsis Australis,  artisti cileni che rappresentano il nuovo che avanza oltreoceano. [continua a leggere...]