Se adotti una casa editrice…

Qualche giorno fa, per “Adotta una Casa Editrice” ho parlato di DuDag, a very social CE. Ne ho parlato qui quindi non fatemi ripetere tutto. Ma, miei cari lettori e scrittori, se si adotta una CE si possono correre dei rischi non preventivati.

Quindi loro hanno prontamente risposto con questa cosa qui, dalla quale mi dissocio, perché avevo bevuto, perché non sono affidabile, perché… beh, adesso mica vi devo svelare proprio tutto, no?

pillola Pare che di queste pillole ne abbiano diverse, sicuramente estorte. Le utilizzeranno per ricattarmi, forse. Perché, lo ribadisco, IO NON SONO SAGGIA.

Edgar e me #Cap.3

E smettila di insinuarti a tuo piacimento sulle mie gambe, tra le mie braccia, frugando senza pudore nell’incavo del mio seno. Ho la mia vita da vivere, non posso sempre stare dietro a te, preoccuparmi, scattare ogni volta che fai sentire la tua presenza. Perché tu la fa sentire forte. Non ti accontenti di entrare in casa, no. Tu vuoi la mia attenzione, quando più ti aggrada, quando ne hai voglia. E io, come un’idiota, pronta lì a esaudirti. Ma dove vai quando sono sola e mi viene l’ansia perché non ti trovo da nessuna parte? Hai davvero una bella faccia di bronzo.

Mi è sembrata una conquista, l’affermazione del mio ruolo di capo indiscusso, quando ti ho semplicemente chiamato e tu sei accorso, subito. Prima non mi degnavi di uno sguardo, anzi, ti indispettivi e andavi via. Ora almeno sono io che comando. E non ci provi più a farmi male. Ogni tuo graffio lasciava il segno, a lungo. Ora non più, e non perché hai smesso di affilarti le unghie: perché io sono diventata immune. In fondo, in ogni rapporto, ogni tanto la corazza serve.

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Adotta una Casa Editrice: questa settimana DuDag

Lorenzo Baravalle

Lorenzo Baravalle

Questa settimana, per Adotta una casa editrice, voglio parlare di DuDag. Qui le mie motivazioni per l’adozione sono anche personali, visto che ho pubblicato un mio libro con loro. A voi i commenti.

CARTA D’IDENTITÀ
Nome: DuDag                                             Schermata-2014-04-15-alle-1 copia

Nascita: ufficialmente anno 2012

Sede: sede legale Aosta

Pubblicazioni: Narrativa, poesie, libri per bambini, saggi, guide e manuali

Distribuzione: online

La prima volta che ho sentito parlare di DuDag è stato grazie a un articolo dell’amica Patrizia La Daga sul suo blog, LeUltime20 (potete leggerlo qui). In realtà lo lessi e incamerai le informazioni, poi non ci pensai più. Era il periodo in cui la Fornero definì i nostri giovani dei bamboccioni e mi colpì con piacere il fatto che dei ragazzi (Lorenzo Baravalle, ideatore di DuDag, nel 2012 era 22enne) non amassero affatto stare con le mani in mano, anzi. Successivamente, chiacchierando in rete con le amiche e gli amici di Svolgimento, blog superseguito in rete del collettivo Tutta colpa della maestra (io amo definirli collettivo, ma loro potrebbero farsi saltare la mosca al naso…), è di nuovo saltato fuori il nome di questa casa editrice. Stavo decidendo cosa fare del mio ultimo romanzo e, su loro suggerimento, li ho contattati e ho inviato il mio manoscritto.

Cos’ha di particolare DuDag? Sono digitali, e questo è un punto di forza ma anche di debolezza, se si pensa a quei lettori che sono irrimediabilmente legati alla carta. E sono social. Lo sono in maniera esponenziale e lo sanno fare, proprio perché giovani (forse) e proprio perché sfruttano al meglio tutto il potenziale che l’era digitale è in grado di offrire.
Qualcuno potrebbe obbiettare che vendono i libri tutti a € 1 e che quindi somigliano molto a una piattaforma di distribuzione. Beh, direi proprio di no. Per prima cosa loro leggono i manoscritti che ricevono e… fanno una scelta. Poi fanno l’editing (leggero, ma lo fanno). Poi convertono i manoscritti in tre formati. Poi fanno promozione. E cosa dovrebbe fare una casa editrice? Il prezzo dei libri è social, come loro, molto vicino ai lettori e alle loro tasche. Ma la cosa più interessante è che coinvolgono gli autori nelle loro iniziative promozionali. Li coinvolgono, non li lasciano soli.

Nel maggio 2012 avevano pubblicato solo sei titoli, e due di questi sono stati finalisti** al Premio Calvino (però, hanno la vista lunga!). Ora sono di più, ovviamente, ma non c’è ressa, non c’è un “mappazzone” di libri difficile da gestire. Pubblicano esordienti e emergenti, e si sa, c’è bisogno di tempo per farli conoscere e apprezzare dal pubblico.

Insomma, DuDag mi piace. E poi hanno un logo accattivante, hanno inventato il DuDy (leggete qui di cosa si tratta) e hanno pubblicato “Quella volta che sono morta”, il mio terzo romanzo. Ah! E sono veloci nelle risposte, che per un autore è davvero tanto.

**Simona Garbarini – Pier Paolo Fiorini

 

IO LO SONO [da Innocenza, che m'insegnò la vita]

Immagine originale di Andrea Gamberini

Immagine originale di Andrea Gamberini

Io lo sono

“E non guardarmi così, non riesco a sorreggerlo quello sguardo” “Così come?” “Ecco, così, come fai adesso. Mi fissi dritto nelle pupille, mi penetri dentro, con quella luce luminosa, sì proprio così, luce luminosa di suo, non riflessa, ammiccante, maliziosa. Pare che hai appena fatto sesso e te ne compiaci. E io non ce la faccio perché t’immagino e non ti posso avere, e mi si sciolgono le ginocchia e sento caldo nelle dita, delle mani, dei piedi. E ho l’affanno, lo vedi che ho l’affanno? Perché lo fai?” “Io non lo faccio. Io lo sono. Sono questo sguardo, sono questi occhi, sono ciò che vedi e che senti. Sono il pulsare del tuo desiderio che si confonde col mio.”

La luce tagliata dal filtro delle persiane ammorbidisce gli angoli acuti delle pareti nude, come me che sto qui e ti guardo, e non parlo. Ti guardo e basta. E questo è sufficiente a scuotermi in profondità. Forse è il mio turbamento che traspare, e tu lo leggi e lo traduci in parole, e il desiderio sale e rimbalza da me a te, da te a me.

“Lo stai facendo ancora, non distrarmi” “Non faccio nulla che non fai anche tu. Non te ne accorgi?” “Anche se me ne accorgessi devo far finta di niente, recitare la mia parte, non posso palesare…” “Palesare cosa?” “Tutto. Tutto questo sentire che mi fa uscire fuori di senno. Me li sento addosso i tuoi occhi che scrutano, scavano, le tue mani mi toccano, la tua pelle… ma quanta pelle hai?” “Tutta quella che riesci a contemplare.”

L’alba rende tutto più nitido, anche gli odori. Chissà perché col sorgere del sole arriva netto alle narici il profumo dell’aria, della terra, dell’erba. Si riesce a distinguerli, nessuna contaminazione, arrivano a ondate, in successione, come una processione odorosa. Il tuo odore. Non l’ho mai sentito ma lo conosco, lo riconosco. Parte dall’interno della mia bocca e sale su, mi solletica la gola mentre scivola nella testa e la pervade. Lo specchio mi rimanda la mia immagine in questo preciso istante. Sai che hai ragione? Pare che ho appena fatto sesso.

“Oggi non parliamo” “Ma lo stai facendo” “Non giocare con me” “Io non sto giocando. È così strano per te desiderare?” “È l’unica cosa importante, l’unica che conti per me. Desiderare è la molla che mi fa andare avanti, quella che mi spinge ad agire. Non potrei mai fare una cosa che non desidero. E tu sei una strega.” “Non conosco incantesimi, non faccio strategie, non somministro pozioni. Io sono ciò che vedi e ciò che senti, te l’ho già detto. Rifletto il tuo desiderio che è il mio, e tutto ciò è potente, oltre te e me.” “Tu sei consapevole” “Può darsi. Io mi lascio andare. A che serve opporsi? A chi giova?” “È il rito della malìa quello che fai, come il canto delle sirene” “Io non canto. Ti guardo, e basta.” “Tu stai cantando e non lo sai…”

Non ho neppure bisogno di sentire la tua voce. Respira dentro di me, col mio respiro, calda, umida, roca. Non distinguo più il caldo che viene dalle finestre aperte da quello che emano io da tutti i pori, da ogni pertugio possibile che Madre Natura mi ha donato. Chi è questa femmina che alberga dentro di me?

“Tu sei terrena, sei vitale, eppure così pura, pulita, vera.” “Ho smesso le vesti convenzionali tanto tempo fa. E ora fatti guardare, non sfuggire lo sguardo. Tu trasmetti, io ricevo, è così che funziona tra noi, no?” “È così che funziona, Innocenza”.

(Racconto tratto da “Innocenza, che m’insegnò la vita” di Cetta De Luca)

Adotta una Casa Editrice: questa settimana Miraggi Edizioni

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Questa settimana, per Adotta una casa editrice, voglio parlare di Miraggi Edizioni. Qui le mie motivazioni per l’adozione. Mi aspetto i vostri commenti. Ah, lo dico ora e per sempre: in questo blog non c’è posto per le EAP, quindi ogni CE adottata è rigorosamente non EAP.

CARTA D’IDENTITÀ                                                            logo_miraggi_369x79_due
Nome: Miraggi Edizioni

Nascita: ufficialmente febbraio 2010

Sede: Torino

Pubblicazioni: Narrativa, poesie, libri per ragazzi, saggi, libri di viaggio

Distribuzione: CDA

Come autrice non ho mai avuto alcun rapporto con Miraggi Edizioni (mai dire mai…), ma come lettrice la conosco bene. Si tratta di una CE indipendente, giovane, dinamica e molto professionale. Perché mi piace? Perché si vede subito la passione che c’è dietro ogni libro pubblicato. Editing curatissimo, impaginazione perfetta, copertine straordinarie. E pubblicano anche esordienti. Sì, sono editori che sognano di scovare un talento dietro l’ultimo manoscritto ricevuto. E osano. Tra i loro libri si trovano anche poesie e racconti, e storie di viaggi, e libri per bambini, e manuali sportivi, e saggi romanzati, un po’ diversi dal solito ma forse per questo più accessibili.

Tra i loro autori di punta ho amato e amo tutt’ora Guido Catalano, poeta sui generis che deve essere letto almeno una volta nella vita, per trovare qualche risposta a qualche perché. E per ridere di gusto. Tra i narratori ho assistito all’esordio di Elvio Calderoni e di Alessandro Cinquegrani (finalista al Calvino 2012) e di Arianna Gasbarra, l’autrice di Requiem del Dodo (sì, proprio quello…). Insomma esordi notevoli. Hanno un bel catalogo alla Miraggi. Quelle copertine foderate di carta da pane poi…e hanno anche pubblicato Fenomenologia di Youporn, di Sgambati, forse uno dei pochi saggi che sono riuscita a leggere. Hanno anche pubblicato dei racconti stupendi di Luca Ragagnin, ma questa è un’altra storia perché Luca non è certo un esordiente. Miraggi… che nome. Potrebbe sembrare un controsenso, perché un miraggio è qualcosa che non esiste in realtà, un’illusione. Invece loro trasformano le illusioni, i sogni, in una realtà/libro davvero bella. Ecco, loro sono una Casa Editrice proprio come immaginavo che dovesse essere. Organizzano le presentazioni per i loro autori, pensate un po’. Magari non tantissime, però speciali, sempre con qualcosa di diverso. E poi vanno alle fiere. E fanno comunicati stampa. E poi distribuiscono con CDA (uno dei migliori distributori nazionali), e lo fanno sul serio, anzi, se qualche libreria è sprovvista si fanno in quattro per inviare subito le copie. Da quando hanno cominciato, quattro anni ormai, hanno pubblicato circa 30 titoli. Non tantissimi, ma da sfogliare, uno per uno, per stupirsi sia delle loro scelte, così accorte, così particolari, così felici, sia della cura con la quale questi libri sono confezionati.

Troppo brodo di giuggiole, state pensando? Beh, una volta che si trova qualcosa di realmente valido nell’editoria perché non parlarne? Ma una piccola critica la devo fare (la perfezione non ci piace). Davvero poche, pochissime “quote rosa”. A parte la Gasbarro già citata e un altro paio di nomi, la tendenza pare sia quella di pubblicare prevalentemente libri di maschietti. Ecco, la mia esortazione va all’editor, al direttore editoriale, al direttore commerciale: leggete manoscritti di donne, e non solo per equità, ma per il fatto che le donne sono grandi lettrici…

Adotta una Casa Editrice: gli autori raccontano gli editori

Immagine presa da qui

Immagine presa da qui

Per una volta voglio fare qualcosa di inconsueto. Voglio inaugurare una nuova rubrica: Adotta una Casa Editrice. Sia ben chiaro, non si tratta di una rubrica satirica né di un luogo dove si professa il buonismo a tutti i costi o la cattiveria gratuita. Intendo proprio dedicare uno spazio a quelle Case Editrici che, a insindacabile giudizio mio e di altri autori, sono meritevoli di attenzione. Perché hanno un catalogo degno di nota, perché si interessano degli esordienti come dei nomi noti, perché curano i libri che pubblicano come una sdora cura l’impasto della sfoglia, perché rispondono all’invio di manoscritti, perché non si fanno pagare, perché distribuiscono i libri, perché, insomma, fanno GLI EDITORI. Non mi interessano le dimensioni dell’azienda che andremo, di volta in volta, a esaminare. Mi interessa il modus operandi, i punti critici e quelli di eccellenza, mi interessa dare un contributo, come autrice e lettrice, avulso da schemi preconcetti. E vorrei in questo modo informare, perché informando si può ambire a migliorare.

Viviamo un periodo difficile per l’economia in genere e per l’editoria in particolare, eppure alcune realtà ancora manifestano passione per ciò che fanno, come artigiani che vedono in anteprima il prodotto finito scaturire dalla materia prima. Molti pensano che io sia una pasionaria del selfpublishing. Non è così, non lo è mai stato. Semmai sono una guerrigliera della buona editoria, da qualunque fronte essa arrivi, e considero il selfpublishing un’opportunità che necessita di buone regole affinché non si trasformi in un ulteriore impoverimento dell’offerta culturale. Quando non ci sono barriere c’è bisogno di filtri. Lo devono gli autori a sé stessi, lo devono gli autori ai lettori, lo devono gli editori ad autori e lettori. Quindi, dopo tanto parlare di “editoria fai da te”, esploriamo il mondo dell’editoria imprenditoriale e vediamo che succede, vediamo chi e cosa emerge, scopriamo chi sono i soggetti meritevoli di attenzione. Dedicherò una settimana a ciascuno di loro, sette giorni per raccontarli da un particolare punto di vista: quello dei non addetti ai lavori.

Comincerò questo sabato, il tempo di scegliere quale Casa Editrice sarà la prima. L’invito a partecipare è aperto a tutti.

Incontri: Fossati dalla musica ai libri #LibriCome

Fossati

Ieri sono andata all’Auditorium. Volevo incontrare amici, respirare libri e ogni tanto Roma si inventa cose tipo #LibriCome e allora bisogna approfittarne. Sono andata alla cieca, senza neppure aver letto il programma, e mi sono trovata, del tutto casualmente, ad assistere alla presentazione del libro di Ivano FossatiTretrecinque” [Einaudi]. Mi è parso significativo. Per chi di voi non lo sapesse, io apprezzo oltre misura questo artista nell’ambito in cui da sempre si esprime, quello musicale, e un suo brano è citato nel mio primo romanzo, anzi direi che il testo stesso della canzone “C’è tempo” è un po’ il motore di tutta la storia. Quindi l’ho ascoltato con assoluto interesse ed emozione.

Non lo avevo mai incontrato prima, e mi ha colpita la grande simpatia e la gentilezza che ha profuso per oltre un’ora, mentre parlava del suo libro abilmente guidato e stimolato da un Marino Sinibaldi incontenibile (e come non capirlo, lo sarei stata anche io). Si è trattato di un dialogo aperto, dove i riferimenti alla vita musicale di Fossati erano ricorrenti. Non dimentichiamo che l’artista ha annunciato, un paio d’anni fa, il suo ritiro dalle scene (ma davvero si può smettere di fare/pensare/sognare la musica?), per cui questo suo ritorno in veste di scrittore ha destato non poca curiosità.

Io lo ascoltavo parlare, ed era curioso come mi pareva di sentire le parole delle sue canzoni, di esserci dentro, avvolta. Fossati parlava e pareva stesse cantando. Ma queste sono suggestioni. Però mi ha incuriosita a tal punto che ho deciso che avrei comprato e letto il suo libro. Non perché si trattava di lui, ma per il fatto che la credevo una bella storia e molto ben scritta.

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Ciò che mi ha fatto decidere ancora di più è stata però una cosa che ha detto e sulla quale ho riflettuto. Quando Sinibaldi gli ha chiesto il perché avesse deciso di scrivere un romanzo la sua risposta è stata straordinaria: “Io non avevo alcuna intenzione di scrivere un romanzo. Non sono uno scrittore. Ma il direttore di Einaudi me lo ha chiesto, mi ha ripetuto più e più volte che potevo farlo, mi è stato dietro per mesi, e alla fine l’ho fatto. Poi ho lavorato a lungo con gli editor…”
Ecco, voi direte, cosa c’è di strano? Sul fatto che un gruppo di editor abbia lavorato con lui al suo libro non c’è nulla di strano, anzi, ben venga. Ma sul fatto che un artista, che neppure se lo sogna di scrivere un libro, che non ne ha l’intenzione magari perché “non è il suo mestiere”, che costui venga “corteggiato” da una casa editrice come Einaudi affinché lo faccia, questo ci dà la misura della situazione editoriale nel nostro paese. Senza nulla togliere al romanzo di Fossati (che ho cominciato a leggere e che, specie se paragonato a quelli di altri non-scrittori, è un gran bel lavoro), la sua affermazione disarmante evidenzia, semmai ve ne fosse stato il bisogno, che le CE sono aziende che fanno commercio, business, che puntano sul pubblico seguace dei VIP per vendere, che contano sull’onda emozionale che un artista può trasmettere (Fossati che lascia le scene è stata notizia shock) per avere la certezza di rientrare dell’investimento. Non esistono gli scrittori, esistono i libri al di fuori di ogni altro contesto, prodotti da smerciare e sui quali ricavare. Punto. Scordiamoci l’idea illusoria delle CE scopritrici di talenti letterari. Chiunque può scrivere. L’importante è che il libro sia venduto e produca guadagni prima ancora di essere pubblicato.

E allora, mi domando, tutti coloro che scrivono sul serio, che lo fanno per arte e per mestiere, che fine faranno? Imbracceranno una chitarra e canteranno ai concerti?

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