La memoria e il ricordo

Immagine presa da qui

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La memoria. È la memoria che mi frega, non i ricordi. Quelli li vado a ripescare, alla bisogna, e mi ricarico di emozioni. La memoria no. Lei mi sorprende, ospite non convocato alla porta dei miei pensieri, e porta sempre qualcosa con sé. E non sempre è un bel regalo. Non riesco a dimenticare nulla, purtroppo.

La signora se ne sta lì, ferma, a guardare lo specchio d’acqua che ha davanti e che pare infinito. Non riesce a distogliersi da quella riflessione che, come il bisturi di un chirurgo, affonda nelle sue viscere fino all’osso. Né una foglia, né volo d’uccello, né alito di vento osano disturbare il suo silenzio. Il cielo riflesso nell’acqua crea strani disegni, come sirene affioranti e ammalianti, e in quella immobilità le immagini scorrono veloci, forsennate, senza ostacoli.

Il primo incontro, il primo bacio capitato per caso, il primo sguardo famelico. E poi le parole, tante parole dense e pesanti, da restare impresse nella carne, come un tatuaggio. Tante immagini che non riescono a costruire un ricordo, come se non appartenessero a lei. Fa male. La distanza non è solo questione di spazio o di tempo. Spesso è un necessario velo d’oblio. Era accaduto questo? La distanza aveva cancellato i ricordi? O forse serviva ancora più tempo, una diversa prospettiva…

Ecco, mancava l’emozione, l’empatia. Quell’urgenza che fa accatastare le memorie una sull’altra, perché diventino in fretta una parete, una stanza, una casa, qualcosa di solido in cui rifugiarsi alla bisogna. Perché si ha paura di dimenticare. Si perde un po’ di sé stessi quando si dimentica, si lasciano brandelli di emozioni in giro e si corre il rischio di non ritrovarli. Eppure sono stati importanti.

Si rivede in quella camera d’albergo, la signora. Sola. A ingoiare l’ennesimo rifiuto, l’ennesima separazione, l’ennesimo saluto. Quante volte ci si può salutare per sempre? Se lo chiedeva a ogni incontro. Riesce quasi a percepire la gioia del prima e la desolazione del poi. Come una frustata arriva anche il dolore e la determinazione affinché no, mai più, non gli permetterà più di farle male. Mancava la rabbia però, quella che riesce a provare adesso, osservando le immagini delle sue memorie riflesse nello specchio d’acqua. Perché non sono fuggita?

Già… perché fuggendo avrebbe perso anche il resto, il prima. Perché anche quel poco era tanto quando non si ha niente. Perché avere sé stessa non le bastava per volersi bene. Era necessario qualcuno con cui confrontarsi per sfidarsi a tornare, ogni volta, e abbandonarsi. Anche questo era amore. Ma a che prezzo?

Non riesce a costruire un ricordo, la signora, non uno che sia consolatorio. Nulla smuove quella piatta, uniforme, statica sequenza di immagini belle quanto dolorose. Potrebbe lanciare un sasso… Scuote la testa e si volta per andar via. Il richiamo stridente di un’alzavola solitaria scuote l’aria. Eccola, si tuffa per catturare la preda. Scompiglia la superficie dell’acqua e mescola i fotogrammi di memoria che vi erano impressi. La signora sorride. Forse ora nascerà un ricordo.

A che servono i libri? (scusate, ma ultimamente sono folgorata da queste domande esistenziali…)

I libri devono essere utili, altrimenti sono carta stampata buona per fare le barchette (senza considerare il disboscamento). I libri devono essere letti, è questa la loro utilità (altrimenti alleniamoci alla telepatia e restiamo ignoranti). I libri devono essere belli, così all’utile si unisce il dilettevole e abbiamo finito i luoghi comuni.

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In ogni caso voglio informarvi che, in occasione dell’uscita in versione digitale di Anna (vi ho già detto in un post precedente dove trovarlo su Amazon e Ultimabooks. Qui vi dico che su LaFeltrinelli e su IBS trovate l’ebook e la brossura), i suoi fratelli maggiori (rispettiamo le gerarchie) sono in offerta gratuita su Amazon. Sì, mi dispiace, solo per lettura su kindle. Ma non disperate! Amazon è così lungimirante che dà l’opportunità di leggere un libro in formato “mobi” a chiunque, basta scaricare gratuitamente il software di lettura.

Vi metto qui il link a una sorta di Vetrina di Cetta (per praticità, non per megalomania), dove potete trovare Colui che ritorna, Nata in una casa di donne, El camino de regreso (e imparatelo ‘sto spagnolo, dai!) e, da domani, anche Cetteide GRATIS. Solo fino al 20 marzo però, che con l’eclissi di sole anche le promozioni si oscurano.

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Per acquistare la versione mobi clicca qui

 

Quando è meglio pubblicare un libro anche in versione eBook?

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E che ne so? Il mio, Anna, è uscito adesso, a 2 mesi di distanza dalla versione brossura. Lo trovate su Amazon e su UltimaBooks. E ovunque. Buona lettura!

#LibriCome e i social che vorrei

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Quest’anno non avrei dovuto partecipare a #LibriCome. Semplicemente non dovevo essere in Italia durante l’evento. Ma una fortunata serie di coincidenze ha fatto sì che mi trovassi a Roma, quindi mi sono detta “why not?” (sì, proprio in inglese me lo son detta…).

Ho pensato di cercare una chiave “social” a questa kermesse dedicata alla scuola. Ultimamente (da qualche anno, se vogliamo essere precisi), si parla molto di libri, editoria e letteratura sui social network. Non è sfuggita a nessuno la campagna #unlibroèunlibro promossa dall’AIE per la parificazione dell’aliquota IVA tra ebook e libri cartacei. Come spero non sfugga a nessuno la battaglia #Stregadigitale promossa da Luca Fadda (qui) dopo le “mirabolanti” variazioni al regolamento del famoso Premio Letterario per includere la piccola e media editoria (non è solo una provocazione).

Cercare quindi questa “chiave social” a Libri Come mi sembrava interessante, se non altro per sfatare quel mito che “Facebook e Twitter uccidono la cultura”. A volte è così. Altre volte no. Se imparassimo a interpretare i mondi virtuali come opportunità, potremmo stupirci dei risultati. Io ne sono convinta, e lo racconto in questo articolo su “Art a part of cult(ure)”. E chi non è d’accordo si esprima pure, io non mordo.

Libri Come. Quando i social incontrano la letteratura: progetto per un mondo di futuri pensatori

Il tema di Libri Come quest’anno è stato la scuola. Certo è importante, anzi, essenziale che la letteratura, i libri e la scuola si incontrino, se non altro per “provare” ad interessare i lettori di domani. Ciò che però mi ha, in un certo senso, affascinata, è stato l’incontro dei social network col mondo letterario, e in due occasioni specifiche ne ho potuto constatare la sublimazione e l’eccezionalità.

Giovedì 12 marzo ho partecipato all’incontro organizzato per TwLetteratura. C’era Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione Cesare Pavese (Continua a leggere…)

Solo per donne fenomenali

Immagine presa da qui

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Non ho mai partecipato a una festa della donna, mai, da che ho memoria. In primo luogo la mimosa mi procura un fastidiosissimo mal di testa (e vorrei capire chi ha avuto l’infelice idea di associare alla donna questo fiore. Rose rosse ragazzi, rose rosse…). In secondo luogo ho un’avversione personale per le feste comandate, istituzionali. Mi imbarazzano, e non saprei dire perché. Le trovo cacofoniche, come le urla dei politicanti durante un comizio elettorale. Amo di più i festeggiamenti intimi, quelli in cui puoi guardare l’altro negli occhi e capire se è sincero o no.

E poi… una festa per la donna. Come se fossimo un essere alieno, un’icona, un oggetto da museo che, ogni tanto, bisogna esporre. E le frasi stereotipate poi. Va bene, basta così, ne ho parlato sin troppo. Ma oggi, che mi piaccia o no, è l’8 marzo, e il pubblico lettore è avido e attento. Quindi approfitto di questo ampio palcoscenico per dire la mia (ah, le meraviglie del web!).

Sono donna ogni giorno, anche quando mi sveglio sfatta al mattino, quando mi addormento col mal di testa perché ho bevuto un spritz di troppo in libreria. Anche quando mi guardo allo specchio e mi accorgo di avere qualche chilo di troppo, o quando le occhiaie sono più evidenti del solito. Sono donna quando chiacchiero a vanvera per ore o quando sto zitta. Sono donna quando mi confronto, quando non sono d’accordo, quando cambio idea in modo repentino e quando mantengo il punto. Sono donna quando dico SI e quando dico NO, e non è mai una contraddizione. Sono donna quando faccio le valigie e parto in cerca di un nuovo futuro, da sola, senza l’aiuto di un uomo. Sono donna quando ho il coraggio di essere persona e di festeggiare ogni giorno la mia vita. E quella degli altri.

Condivido qui le parole di una grande donna, quelle che sento più vicine al mio sentire. Pensateci…

“Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni…..

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forma e la tua convinzione non hanno età,
il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’e’ una linea di partenza,
dietro ogni successo c’e’ un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.

Non vivere di foto ingiallite…insisti,
anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’e’ in te.

Fai in modo che, invece di compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.

Però non trattenerti mai!”

Solo per Donne Fenomenali, Madre Teresa di Calcutta

Sono io la mia rosa.

Le Petit Prince - Immagine presa da qui

Le Petit Prince – Immagine presa da qui

“Sono davvero partita il giorno in cui sono tornata, e mi sono accorta che lì dov’ero prima ormai non c’ero più.”

All’inizio ti senti spaesata. Se fossi una persona timorosa e malfidata ti chiederesti se per caso non ti ha dato di volta il cervello ad avventurarti in un luogo sconosciuto, tra gente sconosciuta che parla un idioma sconosciuto. La conoscenza. Ciò che ci rende sicuri, autonomi, spavaldi è la conoscenza. Senza torniamo bambini Eppure io non ho avuto paura. La mia incoscienza è la mia ancora di salvezza.

Ci vuole tempo ad ambientarsi, tempo e pazienza, e desiderio di accoglienza. Accogli l’altro e sarai accolto, non aspettiamoci sempre il contrario, suvvia! Ho fatto il primo e poi il secondo passo, ma non era una questione di “persone”, “individui”. Lì non ce n’erano, nessun pericolo. Era proprio una questione di luogo. Quel luogo era la negazione assoluta dell’accoglienza. Sempre più difficile…

I primi giorni sono stata assorbita dal lavoro. Eppure… eppure quel silenzio assoluto intorno a me, di notte e al mattino, quei negozi inesistenti o chiusi, quell’assenza di turisti in un luogo turistico, quella Chiesa col cimitero in giardino, l’assoluta mancanza di mezzi di trasporto, insomma a un certo punto qualche sospetto mi è venuto… Dove sono andata a finire? Mi dicevano “Vedrai, in primavera è diverso, ci sono i boschi…”. Ma la primavera è lontana, mi sono detta io, e qui la faccenda si fa inquietante.

Isolamento. Che non ha nulla a che fare con la solitudine. La solitudine può essere una scelta, l’isolamento è una costrizione. Ho deciso di andarmene. Ma dove, come? “Che fai, ti arrendi così?” Questa era la domanda che mi ossessionava, e la risposta ovvia, conoscendomi, era NO.

L’avventura continua. La Germania non è la Baviera, non è Oberreute (segnatevelo questo nome, così non ci capitate neppure per sbaglio). Ci sono città, e persone straordinarie, e opportunità. Ci sono comunità di italiani che ti sostengono senza chiedere nulla in cambio, perché ricordano bene come è stato per loro.

Sono tornata a Roma, per qualche giorno. Volevo fare il pieno di energia, ritrovare calore e ripartire con slancio. Sono tornata ad accudire la mia rosa, come il Piccolo Principe, eppure mi sono sentita estranea. I miei spazi occupati, le relazioni sospese… Ho capito di essere partita davvero quando ho rimesso piede in casa mia, e la rosa non c’era. Perché la rosa è sempre con me, sono io.

Una persona

Donna allo specchio - De Chirico

Donna allo specchio – De Chirico

La signora è stanca. Ha le scarpe strette, fa fatica a camminare ma va avanti, continua, perché il cuore la spinge, non molla. Il suo cuore, il suo motore. La signora ha le dita tagliate, le mani gonfie, le unghie spezzate. Se le guarda e non le riconosce, se non fosse che a toccarle è lei che sente male. La signora è stanca. La signora si guarda allo specchio e parla, per ascoltare il suono di una voce, una qualunque, anche la sua.

La signora ha deciso di guardarsi di sottecchi: questa donna le fa paura, così, animata da un sacro fuoco che la divora. Ma che vuole, che cerca? Chi cerca? Più rassicurante rifugiarsi nel ricordo, nella memoria che è un bagaglio sacro e inespugnabile, la roccaforte solo sua che contiene tutto il suo amore.

La signora è stanca, e forse un po’ meno signora. Una donna. Una persona.